lunedì 28 settembre 2009

Regione Molise: NUOVO STATUTO REGIONALE: UN DIBATTITO TUTTO DI “PALAZZO”

Il Consiglio Regionale del Molise si appresta ad approvare il nuovo statuto. A questo proposito, permettetemi in premessa, una osservazione polemica. Non mi pare che ci sia una qualche attenzione dell’opinione pubblica a questa discussione, che rimane tutta di “palazzo”, tutta interna ai “palazzi” istituzionali della politica. Anche questo è il segno che c’è qualcosa che non va, è il segno della profonda involuzione, della degenerazione della politica, dell’allontanamento crescente del mondo politico dalla società. Dunque la prima cosa che bisognerebbe fare per tentare di ridurre questa distanza è quella di evitare di collocare la discussione sullo statuto solo come un mero fatto istituzionale, ma tentare di collegare lo Statuto ai contenuti, alla concretezza della vita dei cittadini e degli abitanti della nostra regione. E il punto di collegamento principale fra lo Statuto e la società è la discussione su quali contenuti si sceglie per la prima parte dello Statuto, quella riguardante i principi fondamentali. E qui che bisogna fare delle scelte politiche chiare. Ma leggendo i resoconti del dibattito consiliare sulla stampa ho notato una frase, molto stupida ma anche molto accattivante, che, in maniera chiaramente autonoma, sia il presidente della Giunta Regionale Michele Iorio che il capogruppo dei Ds nonché candidato alla segreteria regionale del Pd Michele Petraroia, hanno ripetuto ossessivamente in merito alla stesura del nuovo statuto regionale: “ Bisogna trovare l’accordo comune e bisogna approvare al più presto lo statuto”. Ritengo che tutto questo faccia parte di una politica molto mediocre, una politica che non si chiede il senso di marcia del cambiamento, il suo segno di fondo, le sue tendenze. Una politica mediocre che fa del tutto affinché non ci sia attenzione da parte dell’opinione pubblica intorno ad un dibattito, che va a scrivere regole e identità della nostra regione. Si vuole a tutti i costi far si che la discussione rimane tutto di “palazzo”, tutta interna ai “palazzi” istituzionali della politica. Blindare la politica, blindare le istituzioni, renderle impermeabili a qualsiasi forma di partecipazione attiva dei cittadini, questo è il senso della modifica del titolo V della Costituzione, che ha dato il via alle riforme statutarie delle Regioni. L’obiettivo dei fautori della riforma costituzionale era, senza dubbio, la trasformazione in senso presidenzialista delle istanze di governo delle Regioni, per estendere questa forma di governo allo Stato. A sostegno del presidenzialismo si sono sviluppate molte bandiere. Tra queste quella della democrazia, perché il presidente eletto a suffragio universale incarnerebbe in sé la comunità; quella dell’efficienza, perché i mali attuali del sistema risiederebbero in un eccesso di potere delle assemblee elettive. Mi duole constatare che nessun partito, gruppo consiliare presente in Consiglio Regionale abbia avuto il buon senso di aprire un dibattito sullo stato attuale della discussione, anche perché, penso, che la bozza in discussione andrebbe discusso e cambiato nei luoghi di lavoro, nelle scuole, tra i movimenti sociali, nelle istituzioni perché la tendenza di fondo che avanza è quello di sostituire il concetto costituzionale dei diritti e della partecipazione popolare con le leggi del mercato.Mi interessa qui solo sottolineare un aspetto che ritengo decisivo: va concentrata l’attenzione di tutti i soggetti sociali tra i riflessi che possono accadere nella società e il nuovo statuto che la Regione si appresta a varare. E’ bene che tutti comprendano che non ci troviamo di fronte a una “tecnica istituzionale” ma ad una ristrutturazione politica delle istituzioni. Le istituzioni debbono diventare una “corazza” contro qualsiasi istanza del territorio, contro il conflitto sociale.Perciò vi è bisogno, secondo lo schema di bozza in discussione, di un “uomo forte” per un popolo “muto” che esaurisce, con il voto al leader, la sua attività, la sua “funzione” politica.Il leader e la sua gente: ma il plebiscito è un segmento della democrazia autoritaria; è l’esatto opposto della democrazia organizzata e partecipata in una società pluralistica, ricca di saperi, culture, professionalità, bisogni.Di fronte alla crisi della democrazia, indotta dai processi di globalizzazione neoliberista e dal mutamento delle funzioni dello Stato-Nazione, si rischia di mettere subito da parte la risposta (possibile ed innovativa) dello sviluppo delle democrazia di massa all’interno di un orizzonte di socializzazione, di democratizzazione della vita quotidiana, di allargamento e dilatazione dell’ambito della decisionalità; per puntare invece sulla scelta dell’esaltazione dell’esecutivo e dei “poteri di comando” centrali, nel tentativo, per l’appunto, di renderli impermeabili alle tensioni, ai conflitti, alle modifiche indotte dalla società, dalla “domanda democratica”.Il nuovo statuto regionale della Regione Molise non deve essere considerata merce nel mercato degli equilibri politici in questa fase di transizione.Dovremmo far capire a tutti che si sta giocando una partita vera, con forti valenze simboliche:• Democrazia d’investitura presidenzialista e plebiscitaria con l’elezione diretta dei presidenti;• Assemblee elettive espropriate di qualsiasi ruolo di decisione e programmazione territoriale, con la volontà di “espellere” le istanze “radicali” modificando la legge elettorale in funzione bipartitica;• Sostituzione del concetto costituzionale dei diritti e della partecipazione popolare con le leggi del mercato e dell’impresa.Siamo ad un “passaggio stretto”: la sostanziale delegittimazione della Costituzione Italiana prodotta in questi anni dalla propaganda liberista, ha già appannato , nell’immaginario collettivo, l’interpretazione del “patto fondamentale costituzionale”. O sapremo costruire un movimento “largo”plurale, capace di immettere questa tematica all’interno di un dibattito generale, o rischiamo di giungere a statuto ultimato come profeti disarmati, impotenti di fronte all’ondata populista.Può non interessare. Ma è bene conoscere la posta in gioco.
Italo Di Sabato – ex consigliere regionale

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