È doveroso, per tutta la sinistra, interrogarsi su chi e come si può lavorare a costruire una alternativa di società nella nostra regione. Ho un'unica certezza: questa classe politica del centrosinistra non ha più niente da dire avendo bruciato ogni credibilità.
Un progetto politico di alternativa di sinistra deve provenire dalla società, dagli uomini in carne ed ossa: deve parlare il linguaggio e deve avere l’esperienza e il modo di sentire dei soggetti sociali. Deve aver attraversato i processi di trasformazione del lavoro per essere in grado di capire i problemi dei nuovi lavoratori. Partendo dal principio che in politica niente è impossibile, si può cominciare proprio dai “contenuti” a rompere questo stato di inutilità della sinistra 'marcando' così qualche inversione di tendenza.
E possiamo partire da subito con campagne e lotte comuni: penso alla battaglia contro la privatizzazione dell'acqua o alla battaglia volta alla considerazione dei servizi pubblici 'beni per la collettività' e non occasione di profitti per qualcuno; penso ad una campagna per fare in modo che i lavori dati in appalto dal pubblico siano inibiti alle imprese che usano lavoro precario, alla quale affiancare una campagna generalizzata per il reddito; penso ancora ad una battaglia volta a contrastare l'attuale legislazione 'razzista' in materia di migrazioni, ma anche ad una campagna volta a lanciare legislazioni a favore delle famiglie di fatto; penso ancora a politiche a favore dei giovani, dove si possano creare “luoghi aperti” che favoriscano realmente ipotesi di autogestione e non creare al contrario “luoghi chiusi” che di pubblico hanno solo il nome. Non sarà facile lo so, lo sappiamo: all’orizzonte nubi minacciose di elettoralismo sfrenato incombono. Ma se il cambiamento di questa fase è patrimonio comune, è un dovere di tutti lavorare affinché l’unità proceda in coppia con la radicalità: il rischio è essere complici di un berlusconismo che va oltre lo stesso governo Berlusconi.
Per fare questo dobbiamo attrezzarci ad una presenza reticolare: occupare gli anfratti di questa società e attivarli criticamente senza cadere nell’errore cui potrebbe trarci la tradizione del movimento operaio, secondo cui dobbiamo costruire una potenza uguale e contraria a quella dell’avversario. Se ci mettiamo in questa prospettiva saremo schiacciati. Se partiamo, invece, dall’idea che paradossalmente la nostra debolezza è la nostra forza, perché ci permette di aderire gli anfratti della società in cui quelle grandi potenze non riescono a penetrare; se pensiamo che in questi anfratti possiamo alimentare risorse conflittuali e critiche, e metterle in contatto... farle comunicare; se riusciamo a sfuggire alla trappola della politica di potenza allora, forse, possiamo ricominciare ad essere di sinistra.
Il PRC della Basilcata è consapevole che la “sinistra” per non rischiare l’autoreferenzialità, deve dotarsi di un progetto collettivo in rete ed in comunicazione con altri percorsi, altre esperienze, in netta controtendenza rispetto alla crescente passività della politica, che è il portato della fase attuale.
Italo Di Sabato – segretario regionale PRC Basilicata

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