Piana di San Nicola, zona industriale di Melfi, provincia di Potenza, Basilicata, sud nel sud, Mezzogiorno nel Mezzogiorno... quella che una volta ospitava ettari di campi di cereali e grumento. Oggi in quella piana solo asfalto e stabilimenti industriali, nati all'inizio degli anni '90 quando la famiglia Agnelli decise di portare qui una filiale della propria azienda automobilistica. Fu qui che nacque la sperimentazione delle sperimentazioni del neoliberismo industriale, la versione neoliberista della Fiat: la Sata s.p.a.In questo posto dove non esisteva una classe operaia organizzata perchè qui non esisteva l'industria.... qui non esisteva la fabbrica e non esisteva una sindacalizzazione di coloro che sarebbero andati a produrre le auto e, attorno ad esse, tutta la componentistica necessaria a fare della fabbrica un 'centro integrato di produzione'. Qui, dall'inizio di quegli anni '90 che rappresentarono il cemento della nuova economia globalizzata, si cominciarono a produrre autovetture quasi al completo... l'unica eccezione era rappresentata dal motore che, invece, veniva prodotto in altri stabilimenti. Il 15 agosto è qui che 174 lavoratrici e lavoratori – insieme alle proprie famiglie – hanno trascorso il proprio ferragosto. Sarebbero dovuti essere in ferie, come gran parte degli italiani. Eppure loro le ferie non le hanno potute svolgere, e anche chi era già partito è dovuto rientrare, aggiungendo il danno alla beffa. E'dovuto tornare... ha dovuto lasciare la propria destinazione vacanziera – per carità, nulla a che vedere con le destinazioni lussuose in cui troverete in questi giorni manager d'impresa, imprenditori e politici – per tornare a presidiare la propria fabbrica che, proprio nei primissimi giorni delle ferie, a causa di qualche fuga di notizie imprevista, è stata costretta ad uscire allo scoperto per annunciare la messa in liquidazione dell'azienda medesima e la messa in mobilità di 174 lavoratrici e lavoratori. In verità la Lasme s.p.a.– a capo della quale si trova la famiglia Pellegri – aveva deciso un altro itinerario: avrebbe preferito che quella fuga di notizie non ci fosse stata, in modo da poter svuotare, senza intoppi, lo stabilimento dei macchinari necessari a spostare la produzione in altro luogo (a Chiavari, in provincia di Genova, dove ad attendere ci sono già 'cooperative' di terza generazione disposte a produrre a 800 Euro mensili, in una guerra che si fa sempre più sporca, perchè si fà guerra tra ultimi, o tra gli ultimi e i penultimi della nuova scala sociale che lor signori hanno immaginato di costruire approfittando della crisi).Ma le lavoratrici e i lavoratori non hanno esitato un attimo... mentre cominciavano ad avere i primi sentori della chiusura – quando ancora l'azienda assicurava che tutto era a posto – e mentre leggevano dei loro compagni della Innse di Milano che si stavano mobilitando per non vedere chiusa la propria fabbrica hanno deciso di dare l'avvio al presidio. È così che hanno deciso di darsi appuntamento davanti ai cancelli per dire che nessun posto di lavoro può essere perso in questa crisi che non hanno prodotto loro ma che, al contrario, hanno già pagato, con anni e anni di congelamento dei propri salari e, spesso, anche dei loro diritti e delle loro tutele.E come alla Innse non sono rimasti soli. Introrno alla loro vertenza, che ancora non è vertenza finchè l'azienda non ritirerà senza se e senza ma la procedura di messa in mobilità dei lavoratori, si è stretta immediatamente la catena di solidarietà e di sostegno alla lotta. Una catena fatta di doppipetto e camice inamidate – quella dei politici che in questi anni hanno accettato, a tutti i livelli, il ricatto e la subordinazione al capitale che chiedeva sempre di più ed era disposto a concedere sempre meno – ma fatta anche di militanti e dirigenti di partito, come le decine e decine di compagni del Prc che in questi giorni sono rimasti fisicamente al fianco di quelle lavoratrici e di quei lavoratori. Quelle militanti e quei militanti che, in occasione del ferragosto, e grazie alla esperienza delle Brigate della Solidarietà attiva vista in opera già in Abruzzo, hanno allestito proprio davanti a quei cancelli un campo cucina in grado di offrire un pasto sociale a donne, bambini e uomini che in quella giornata non hanno potuto trascorrere il proprio tempo al mare o in montagna, come si usa da queste parti.Ma la solidarietà e il sostegno alla lotta delle lavoratrici e dei lavoratori della Lasme non può fermarsi qui. Il Prc continuerà a rimanere al loro fianco. Lo farà attraverso l'impegno della propria consigliera regionale che in questi giorni non ha fatto mancare la sua presenza, sia nei vertici istituzionali, sia davanti ai cancelli. Lo farà attraverso l'impegno della Direzione nazionale del partito, e della sua federazione potentina e del suo comitato regionale... e lo farà attraverso quella straordinaria esperienza rappresentata dalle brigate della Solidarietà. Convinti che la crisi in cui versa la sinistra è una crisi di credibilità e di utilità, e che solo la presenza nei luoghi di lavoro e di lotta, ricostruendo connessione ed utilità, potrà ridare alla sinistra quella credibilità necessaria alla risalita della china.martedì 18 agosto 2009
Ferragosto di lotta al presidio dei lavoratori della Lasme di Melfi
Piana di San Nicola, zona industriale di Melfi, provincia di Potenza, Basilicata, sud nel sud, Mezzogiorno nel Mezzogiorno... quella che una volta ospitava ettari di campi di cereali e grumento. Oggi in quella piana solo asfalto e stabilimenti industriali, nati all'inizio degli anni '90 quando la famiglia Agnelli decise di portare qui una filiale della propria azienda automobilistica. Fu qui che nacque la sperimentazione delle sperimentazioni del neoliberismo industriale, la versione neoliberista della Fiat: la Sata s.p.a.In questo posto dove non esisteva una classe operaia organizzata perchè qui non esisteva l'industria.... qui non esisteva la fabbrica e non esisteva una sindacalizzazione di coloro che sarebbero andati a produrre le auto e, attorno ad esse, tutta la componentistica necessaria a fare della fabbrica un 'centro integrato di produzione'. Qui, dall'inizio di quegli anni '90 che rappresentarono il cemento della nuova economia globalizzata, si cominciarono a produrre autovetture quasi al completo... l'unica eccezione era rappresentata dal motore che, invece, veniva prodotto in altri stabilimenti. Il 15 agosto è qui che 174 lavoratrici e lavoratori – insieme alle proprie famiglie – hanno trascorso il proprio ferragosto. Sarebbero dovuti essere in ferie, come gran parte degli italiani. Eppure loro le ferie non le hanno potute svolgere, e anche chi era già partito è dovuto rientrare, aggiungendo il danno alla beffa. E'dovuto tornare... ha dovuto lasciare la propria destinazione vacanziera – per carità, nulla a che vedere con le destinazioni lussuose in cui troverete in questi giorni manager d'impresa, imprenditori e politici – per tornare a presidiare la propria fabbrica che, proprio nei primissimi giorni delle ferie, a causa di qualche fuga di notizie imprevista, è stata costretta ad uscire allo scoperto per annunciare la messa in liquidazione dell'azienda medesima e la messa in mobilità di 174 lavoratrici e lavoratori. In verità la Lasme s.p.a.– a capo della quale si trova la famiglia Pellegri – aveva deciso un altro itinerario: avrebbe preferito che quella fuga di notizie non ci fosse stata, in modo da poter svuotare, senza intoppi, lo stabilimento dei macchinari necessari a spostare la produzione in altro luogo (a Chiavari, in provincia di Genova, dove ad attendere ci sono già 'cooperative' di terza generazione disposte a produrre a 800 Euro mensili, in una guerra che si fa sempre più sporca, perchè si fà guerra tra ultimi, o tra gli ultimi e i penultimi della nuova scala sociale che lor signori hanno immaginato di costruire approfittando della crisi).Ma le lavoratrici e i lavoratori non hanno esitato un attimo... mentre cominciavano ad avere i primi sentori della chiusura – quando ancora l'azienda assicurava che tutto era a posto – e mentre leggevano dei loro compagni della Innse di Milano che si stavano mobilitando per non vedere chiusa la propria fabbrica hanno deciso di dare l'avvio al presidio. È così che hanno deciso di darsi appuntamento davanti ai cancelli per dire che nessun posto di lavoro può essere perso in questa crisi che non hanno prodotto loro ma che, al contrario, hanno già pagato, con anni e anni di congelamento dei propri salari e, spesso, anche dei loro diritti e delle loro tutele.E come alla Innse non sono rimasti soli. Introrno alla loro vertenza, che ancora non è vertenza finchè l'azienda non ritirerà senza se e senza ma la procedura di messa in mobilità dei lavoratori, si è stretta immediatamente la catena di solidarietà e di sostegno alla lotta. Una catena fatta di doppipetto e camice inamidate – quella dei politici che in questi anni hanno accettato, a tutti i livelli, il ricatto e la subordinazione al capitale che chiedeva sempre di più ed era disposto a concedere sempre meno – ma fatta anche di militanti e dirigenti di partito, come le decine e decine di compagni del Prc che in questi giorni sono rimasti fisicamente al fianco di quelle lavoratrici e di quei lavoratori. Quelle militanti e quei militanti che, in occasione del ferragosto, e grazie alla esperienza delle Brigate della Solidarietà attiva vista in opera già in Abruzzo, hanno allestito proprio davanti a quei cancelli un campo cucina in grado di offrire un pasto sociale a donne, bambini e uomini che in quella giornata non hanno potuto trascorrere il proprio tempo al mare o in montagna, come si usa da queste parti.Ma la solidarietà e il sostegno alla lotta delle lavoratrici e dei lavoratori della Lasme non può fermarsi qui. Il Prc continuerà a rimanere al loro fianco. Lo farà attraverso l'impegno della propria consigliera regionale che in questi giorni non ha fatto mancare la sua presenza, sia nei vertici istituzionali, sia davanti ai cancelli. Lo farà attraverso l'impegno della Direzione nazionale del partito, e della sua federazione potentina e del suo comitato regionale... e lo farà attraverso quella straordinaria esperienza rappresentata dalle brigate della Solidarietà. Convinti che la crisi in cui versa la sinistra è una crisi di credibilità e di utilità, e che solo la presenza nei luoghi di lavoro e di lotta, ricostruendo connessione ed utilità, potrà ridare alla sinistra quella credibilità necessaria alla risalita della china.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

0 commenti:
Posta un commento