nelle scorse settimane le compagne e i compagni del Prc lucano mi avevamo chiesto la disponibilità a ricoprire la carica di segretario regionale di Rifondazione in Basilicata. Avendo sempre sostenuto che il ruolo di dirigente politico va vissuto come servizio e non come carriera non ho potuto esimermi dall’accettare. Sabato 25 luglio il Comitato Politico Regionale del Prc lucano mi ha eletto segretario regionale della Basilicata. Ai compagni/e lucani, ai tanti che mi hanno telefonato o inviato una mail innanzitutto ringrazio per gli auguri e per la fiducia che mi hanno testimoniato. Sono contento di affrontare questa nuova avventura in una regione del Sud. Ho sempre pensato che il Sud non sia sinonimo né di marginalità, né di arretratezza ma la vera metafora del neoliberismo, punto nevralgico della gerarchizzazione della società e dei territori. Ma credo che ci sia oggi un altro sud. Il sud delle lotte sociali e ambientali, il sud dei comitati per i beni comuni, dei movimenti, dell'autorganizzazione sociale, rappresenta una dinamica spontanea di riappropriazione dal basso della decisionalità pubblica, e le esperienze lucane di Scanzano, Melfi, Rapolla, dell’agro del Metapontino ne sono una testimonianza. Questi movimenti assumono una forma di autocontrollo popolare sulle decisionalità pubbliche, che ne inibisce la discrezionalità faziosa, ne smaschera gli interessi particolari sottesi dietro il paravento dell'obiettività dell'interesse generale, ma soprattutto a questo processo di disvelamento si accompagna una ricostruzione di uno spazio politico altro dal "mercato politico".Le mille forme meridiane di resistenza sociale rovesciano le teorie neocolonialiste sul sud come terra della passività e della rassegnazione, del clientelismo e della delega al potente di turno e rovesciano quindi sulla politica il ruolo di imputato: sono le forme tradizionali e degenerate della politica il vero problema, non certo lo spirito civico meridionale. Ma le dinamiche di conflitto e antagonismo sociale diventano prefigurazione di alternativa possibile allorquando vanno a sostanziare processi di riappropriazione dei nessi decisionali, di autonomia e autorganizzazione sociale, di ricostruzione del comune. Abbiamo infatti visto, anche nel recente passato, la capacità del patronage politico meridionale di ricondurre, piegare e sussumere finanche il conflitto sociale come leva per ingrossare il proprio potere: alcuni segmenti delle lotte ambientali o anche dei cicli di lotta dei disoccupati, seppur inconsapevolmente, hanno giocato questo ruolo, con sindaci e assessori di ritorno da Roma o da Bruxelles con le valigie piene di soldi da dispensare, con particolar riguardo agli amici e ai clienti nei collegi elettorali, in nome e per conto delle istanze sociali rivendicate dai movimenti. Rifiutando la logica delle compensazioni economiche, costruendo istituti di democrazia partecipativa, praticando forme autogestite di produzione e scambio, le insorgenze sociali possono invece svelare non solo il degrado e la corruzione che sottende questo ceto politico parassitario, ma anche e soprattutto il loro grado di inutilità sociale. Ecco perchè la sfida politica si gioca necessariamente nel disvelamento dell'imbroglio politico di fondo della questione meridionale e rilancio della battaglia per l'estinzione dello stato, per dirla con Vladimir Ilic Ulianov, cioè dello spazio di interposizione tra la politica e la società. Dobbiamo ricostruire oggi un fare insieme, una identità non identitaria che ci permetta di pensare e sentire non solo con il tempo frenetico della politica ma anche con quello delle relazioni, delle passioni, degli amori, con il tempo lungo.Ringrazio i compagni del partito di avermi dato questa opportunità, fare questa nuova esperienza, sperando di avere la possibilità di sentire nell'animo prima che nella testa il senso di una responsabilità condivisa e di un progetto politico, vissuto diversamente da ognuno, che viene incarnato da persone vere con le proprie bellezze e debolezze, con i propri dolori e passioni, con l'onestà e la testarda idea che il comunismo non possa sparire dall'orizzonte e che, anzi, debba vivere nella quotidianità. Il senso della partecipazione è direttamente da relazionare agli spazi e ai tempi di agibilità politica e sociale che apre per le persone e per la collettività. Valuterò, tutte le proposte ed idee di impegno a partire da questo e soprattutto lo farò camminando insieme a tutte le persone, organismi e realtà, di partito o meno, che insieme a me compongono il nostro NOI.
Con serenità, passione e consapevolezza
un abbraccio ed un bacio a tutte/tutti

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