La vicenda dei due rumeni, Loyos e Racz, accusati di essere gli autori dello stupro della Caffarella e, almeno finora, rimasti in carcere seppure risultati negativi al test del Dna, ricorda analoghi abbagli precedenti, collettivamente proposti da investigatori frettolosi e giornalisti compiacenti all’opinione pubblica. Per citarne due, la strage di Erba e il caso dei due fratellini di Gravina, dove si sono vendute per ricostruzioni acclarate congetture poi rivelatesi errate e viziate da odiosi pregiudizi. Vorrei ricordare anche un altro caso: Pietro Valpreda, l’anarchico prontamente riconosciuto da un tassista ed indicato come l’autore della strage di Piazza Fontana. “La furia della bestia umana”, “Il mostro è un comunista anarchico”, scrissero i giornali. Era un errore. Da parte del tassista, Cornelio Rolandi (probabilmente in buona fede e forse vittima di suggestioni che lo condussero al riconoscimento) e di molti altri, per i quali invece non si può ammettere neppure la scusante della buona fede. Non è il caso di aprire la pagina su Piazza Fontana, ci porterebbe lontano. Ma è però opportuno ricordare un filo comune a molti, troppi casi che hanno colpito l’Italia, in ambito storico o semplicemente di cronaca nera: accanto a misteri che restano irrisolti negli anni, spesso facendosi più oscuri col tempo, abbiamo spesso delle prime “soluzioni certe”, vendute dalle istituzioni (con la fattiva collaborazione di organi di stampa dotati dell’indipendenza intellettuale di uno zerbino) come brillante risultato di indagini celeri ed esemplari. Gli anarchici colpevoli per Piazza Fontana e Pinelli suicida perché schiantato da gravi indizi a suo carico. Pelosi che uccide Pasolini per sottrarsi ad un tentativo di violenza. Il semplice cedimento strutturale che abbatte l’aereo nel cielo di Ustica. Il sasso (poi una legittima difesa, poi una legittima difesa aiutata da un sasso…) che toglie la vita a Carlo Giuliani. Il maldestro tentativo di rapina o rapimento durante il quale vengono uccisi Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. E la lista potrebbe proseguire: tutto subito chiaro, spesso con un mostro da sbattere in prima pagina, quasi sempre non da solo, ma assieme ad una “categoria”. Gli anarchici con Valpreda e Pinelli; gli extracomunitari e i benificiari dell’indulto con Azouz; i rumeni assieme ai due arrestati per la Caffarella; i rom, quando non si trova di meglio… Fa un certo effetto capire da dove nascano certe reazioni. Innati richiami sapientemente stimolati ci indicano dei mostri, sempre nei panni “dell’altro”, per esorcizzare quelli veri, che abbiamo dentro di noi. La battaglia contro questi mostri della nostra coscienza è davvero un’emergenza che varrebbe la pena di affrontare, a differenza di tante altre frettolosamente (e colpevolmente) indicate come prioritarie. lunedì 9 marzo 2009
Da Valpreda ai rumeni, fino ai mostri che abbiamo dentro
La vicenda dei due rumeni, Loyos e Racz, accusati di essere gli autori dello stupro della Caffarella e, almeno finora, rimasti in carcere seppure risultati negativi al test del Dna, ricorda analoghi abbagli precedenti, collettivamente proposti da investigatori frettolosi e giornalisti compiacenti all’opinione pubblica. Per citarne due, la strage di Erba e il caso dei due fratellini di Gravina, dove si sono vendute per ricostruzioni acclarate congetture poi rivelatesi errate e viziate da odiosi pregiudizi. Vorrei ricordare anche un altro caso: Pietro Valpreda, l’anarchico prontamente riconosciuto da un tassista ed indicato come l’autore della strage di Piazza Fontana. “La furia della bestia umana”, “Il mostro è un comunista anarchico”, scrissero i giornali. Era un errore. Da parte del tassista, Cornelio Rolandi (probabilmente in buona fede e forse vittima di suggestioni che lo condussero al riconoscimento) e di molti altri, per i quali invece non si può ammettere neppure la scusante della buona fede. Non è il caso di aprire la pagina su Piazza Fontana, ci porterebbe lontano. Ma è però opportuno ricordare un filo comune a molti, troppi casi che hanno colpito l’Italia, in ambito storico o semplicemente di cronaca nera: accanto a misteri che restano irrisolti negli anni, spesso facendosi più oscuri col tempo, abbiamo spesso delle prime “soluzioni certe”, vendute dalle istituzioni (con la fattiva collaborazione di organi di stampa dotati dell’indipendenza intellettuale di uno zerbino) come brillante risultato di indagini celeri ed esemplari. Gli anarchici colpevoli per Piazza Fontana e Pinelli suicida perché schiantato da gravi indizi a suo carico. Pelosi che uccide Pasolini per sottrarsi ad un tentativo di violenza. Il semplice cedimento strutturale che abbatte l’aereo nel cielo di Ustica. Il sasso (poi una legittima difesa, poi una legittima difesa aiutata da un sasso…) che toglie la vita a Carlo Giuliani. Il maldestro tentativo di rapina o rapimento durante il quale vengono uccisi Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. E la lista potrebbe proseguire: tutto subito chiaro, spesso con un mostro da sbattere in prima pagina, quasi sempre non da solo, ma assieme ad una “categoria”. Gli anarchici con Valpreda e Pinelli; gli extracomunitari e i benificiari dell’indulto con Azouz; i rumeni assieme ai due arrestati per la Caffarella; i rom, quando non si trova di meglio… Fa un certo effetto capire da dove nascano certe reazioni. Innati richiami sapientemente stimolati ci indicano dei mostri, sempre nei panni “dell’altro”, per esorcizzare quelli veri, che abbiamo dentro di noi. La battaglia contro questi mostri della nostra coscienza è davvero un’emergenza che varrebbe la pena di affrontare, a differenza di tante altre frettolosamente (e colpevolmente) indicate come prioritarie.
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