martedì 30 dicembre 2008

Fermiamo il massacro !



Un Popolo dovrebbe aver imparato il valore di una vita umana, specie se gli è stata rubata sei milioni di volte. Un Popolo dovrebbe aver imparato il peso dell’ingiustizia, specie se lo ha dovuto portare per una decina d'anni.

Un Popolo dovrebbe aver imparato il valore della tolleranza, specie se ha conosciuto per secoli il suo opposto.

(sono solo cinque righe, ma susciteranno molte polemiche. Io non credo che le vittime di ieri siano i carnefici di oggi: le vittime di ieri volano nel vento. Ma credo che i carnefici di oggi non abbiano imparato nulla dalle vittime di ieri.)

martedì 23 dicembre 2008

Identitari....

Parto dal presupposto che il mondo è sottosopra, che tutto è sbagliato, che le persone sbagliate sono al potere e le persone sbagliate sono escluse dal potere. Sabato e domenica sono stato a Bilbao per partecipare alla manifestazione indetta dalla sinistra basca contro la decisione del parlamento europeo di mettere nella lista delle "formazioni terroristiche" la sinistra indipendentisctica basca quando ricevo una telefonata in cui mi si dice che su tutti i quotidiani molisani c'è una lunga lettera, pubblicata a pagamento, del consigliere regionale del Prc Mauro Natalini, il quale annuncia di non rinnovare la tessera di Rifondazione ed aderire al progetto politico de "La Sinistra". Chiaro che ognuno è libero di far ciò che ritiene più consono con le proprie idee e pensiero, quello che trovo assolutamente inqualificabili sono le argomentazioni. Per anni mi sono sentito dire soprattutto da Mauro che il sottoscritto " voleva scioglire il partito nel movimento" oppure che bisognava fermare con ogni mezzo "la deriva movimentista che non aveva nulla a che fare con la storia comunista". Oggi, Mauro sceglie di andar via da Rifondazione accusando coloro che vogliono tenere in vita una forza politica, che nella sua pratica, ha scelto che il sostantivo e l'aggettivo non possono essere cose separate, cioè che non può esserci rifondazione senza il comunismo e viceversa, e che per attualizzare questo pensiero, bisogna far si che si riprenda un cammino che sia fatto di lotte e conflitto sociale, insomma un cammino in movimento. Ma quello che proprio non riesco a comprendere è la litania su una parola a lungo argomentata da Mauro, che a me era sempre sembrata inoffensiva, ma da qualche tempo viene usata con un’ accezione negativa: “identità”. Il Piccolo Larousse dice che si tratta dell’insieme di qualità che fanno sì che una persona sia quello che è e non qualche altro. In fin dei conti io sono io per la mia storia, per quello che penso e per come mi comporto; chi mi conosce mi accetta, più o meno, proprio in base alla mia identità. Questo non mi impedisce di interagire con le altre persone, al contrario: più è coerente la mia storia, più i miei comportamenti corrispondono alle mie parole, maggiormente la mia identità viene riconosciuta e accettata. Interagendo posso modificare alcuni miei giudizi, migliorare, o peggiorare, alcuni comportamenti ma non cambierò per questo la mia identità. Solo se ho coscienza della mia identità, perché sono quello che sono e non altro, saprò valutare e rispettare l’identità di altre persone. Penso sia sano e normale che anche un partito abbia una propria identità. Eppure leggo e sento parlare di “nicchie di identità”, di “chiusura identitaria”, simbolistica, settaria… Perfino di “ghetto”. Non comprendo. Come moltissime persone riconoscono, il crollo dei consensi, non solo elettorali, del Prc ha danneggiato l’intera sinistra: per ricostruire una coscienza di sinistra occorre rafforzare la nostra identità anziché umiliarla (sì, tanti compagne e compagni della base del partito si sentono proprio così: umiliati). Gli uomini e le donne devono sapere con chiarezza chi siamo, e chi sono loro, per ritrovare la fiducia e la volontà di realizzare dei progetti comuni. Non credo che in questi anni si sia deteriorato tanto il rapporto con i movimenti e gli altri partiti della sinistra a livello orizzontale, di base, quanto quello tra la base e i vertici del partito, o in molti casi tra la base e i suoi rappresentanti istituzionali. Allora il problema, io credo, non è quello di “superare” il partito quanto quello di rivedere la sua democrazia interna, gli strumenti che possono permettere una vera comunicazione, non solo dal centro alla periferia (per non dire dall’alto verso il basso) ma soprattutto nel senso contrario e circolare. Si tratta, io credo, di riorganizzare le informazioni e comunicare meglio e di più; di mettere in rete i conflitti sociali, e i risultati dove e come si raggiungono; di non lasciare inascoltate ed isolate tante esperienze importanti di giovani, di donne, di cittadini. Una comunicazione a senso unico, a lungo andare, rende sordi. Mi domando: serve inventarsi nuovi partiti se non sappiamo far vivere e far crescere nel modo migliore gli strumenti che abbiamo? Ho vissuto la stagione che ha visto fiorire i Forum Sociali, quando Rifondazione partecipava con coerenza e convinzione. Poi l’attenzione è stata rivolta maggiormente alle istituzioni, è venuta a mancare in molti casi la presenza attiva dei compagni e delle compagne, la bilancia non ha più ritrovato il suo equilibrio e il piatto dei Forum Sociali, dove si praticava l’unità della sinistra, si è svuotato. Nel viaggio verso il governo, alcuni movimenti si sono visti usare come un tram e si sono sentiti traditi. Oggi, in presenza di una società che scopriamo ogni giorno più triste, più egoista, che usa il denaro come unico metro di giudizio, sembra che non ci siano le forze per contrastare questa deriva reazionaria. Ecco perchè credo che il paradosso che il mondo è sottosopra cade a pennello. Qualcuno vuol distruggere quell'anomalia politica chiamata Rifondazione Comunista, per costruire un "nuovo partito" che sappia avere la benedizione dei potentati economici e le pacche sulle spalle dai "compagni e amici" del Pd. Io penso che se vogliamo davvero ricominciare un percorso a sinistra, proprio perché sono convinto che sia giusto e necessario fare unità, proprio perché abbiamo imparato che l’unità nasce dalla pratica quotidiana dell’agire concreto, affrontando insieme i problemi là dove si presentano, costruendo reti, partendo da contenuti precisi e non da campagne pubblicitarie; ebbene, oggi penso che sia essenziale una Rifondazione con gambe forti per camminare, orecchie per ascoltare e un cuore grande. Ma quest’ultimo, ne sono sicuro, non manca. Abbiamo superato tante traversate nel deserto, supereremo anche questa.

mercoledì 17 dicembre 2008

Il bipolarismo e il presidenzialismo finiscono in manette !

Il bipolarismo coatto e il presidenzialismo stanno finendo in manette. La questione morale è infatti strettamente legata al sistema dell’elezione diretta di sindaci e presidenti. Dando poteri spropositati all’esecutivo e rendendo coreografici e privi di potere i consigli ecco che la politica si riduce al governo degli affari e la cosa pubblica saccheggiata a fini privati o di lobby. La sinistra non può giocare più a fare lo struzzo. E’ il momento soprattutto per Rifondazione Comunista di ripensare la nostra collocazione in Comuni, Province e Regioni. La nostra priorità è smontare il presidenzialismo e il bipolarismo coatto restituendo poteri e capacità di controllo e indirizzo alle assemblee elettive. Questione democratica e questione morale si tengono insieme. Il PD è ormai dentro una fase involutiva gravissima la rincorsa al centro lo sta portando direttamente nelle braccia del partito degli affari. A questa tendenza, clamorosamente evidenziata dalle inchieste in corso, si somma la balcanizzazione di questo partito ormai in mano a potentati e cacicchi locali. Mai come oggi la questione morale è una questione politica, perché sta dietro alle scelte di cementificazione del territorio da un lato e di privatizzazione dei beni comuni e dei servizi dall’altro. Appare evidente che non si può più proporre in modo pedissequo alleanze di centrosinistra connotate dal cesarismo di sindaci e presidenti o si avvia un coinvolgimento trasparente e partecipato o altrimenti il centrosinistra è destinato a produrre disaffezione per la politica e con essa la sua sconfitta storica.

mercoledì 3 dicembre 2008

Nel silenzio generale il governo privatizza l'acqua

“Ferma restando la proprietà pubblica delle reti (idriche ndr), la loro gestione può essere affidata a soggetti privati”. È il 6 agosto 2008, il governo Berlusconi, approvando la legge di conversione n°133 “recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”, sancisce di fatto la privatizzazione dell'acqua pubblica. O meglio ancora, introduce la possibilità per gli enti privati, che ne assumeranno l'incarico, di gestire e controllare beni primari di servizio pubblico. L'acqua su tutte. Cambiano le parole, si nascondono i significati, ma la sostanza non cambia: l'acqua in Italia è stata privatizzata. Da diritto acquisito diventa merce, prodotto commerciale soggetto alle regole del mercato. Lo stesso sistema che solo nell'ultimo anno si è dimostrato pronto a implodere su sé stesso, con fallimenti a catena di banche e assicurazioni.Il decreto legge n°133, voluto fortemente dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti, parla chiaro: si interviene “al fine di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale, nonché di garantire il diritto di tutti gli utenti alla universalità ed accessibilità dei servizi pubblici locali ed al livello essenziale delle prestazioni”. Eppure, dopo un rapido sguardo alle esperienze cosiddette “pilota” in Italia, sorgono non pochi dubbi proprio sulle garanzie di accesso al servizio.In città come Arezzo, comune che ha sposato il progetto di privatizzazione dell'acqua già da diversi anni, si è assistito a un processo rapido e febbrile di innalzamento vertiginoso dei costi delle tariffe (+ 300%). Personalmente ritengo che l’art. 23 bis del ddl 133 è andato ben oltre le competenze statali. L’idea di razionalizzazione del servizio che la norma propone non è materia che compete alla legislazione nazionale. Dobbiamo chiederci se sia opportuno, in un momento di crisi come questa, affidare a società per azioni i servizi pubblici locali. Che potrebbe succedere se il gestore dell’acqua fallisse?. Inoltre, l’art 23 bis è in evidente violazione delle norme dell’Unione Europea e dei principi costituzionali. Tra l’altro il trattato di Lisbona stabilisce che per i servizi di interesse generale debbano prevalere i principi di coesione sociale e non gli interessi economici e di profitto.
Il consiglio regionale nella seduta del 20 settembre 2006 approvò in merito alla modifica della legge sull’istituzione dell’azienda speciale “Molise Acque” un emendamento proposto dal sottoscritto all’art.1 della legge regionale n. 28/06 che recita testualmente: “ L’acqua è una risorsa primaria essenziale alla vita. La disponibilità e l’accesso universale all’acqua sono obiettivi da perseguire in quanto garanzia di un diritto inalienabile. La conservazione della risorsa acqua va perseguita anche a beneficio delle generazioni future, che hanno diritto ad un ecosistema equilibrato. In funzione del preminente interesse generale per un servizio pubblico essenziale, con situazioni di monopolio naturale (art. 43 della Costituzione), la Regione Molise si prefigge la gestione interamente pubblica del servizio idrico integrato e la promozione della partecipazione popolare alla stessa.”
E’ importante, quindi, che la Giunta Regionale ed il Consiglio Regionale del Molise, se intendono rispettare ed attuare i principi sanciti dalle legge regionale 28/06, che presentino urgentemente ricorso di incostituzionalità e di violazione dei principi comunitari alla legge 133/08.
Nella primavera del 2007 più di quattrocentocinquantamila mila (7.000 in Molise) firme furono raccolte a sostegno della legge d'iniziativa popolare che vede come primo punto il riconoscimento dell'acqua come “diritto inalienabile ed inviolabile della persona”. Ma la sensazione forte è che la straordinaria raccolta firme sia già stata oscurata. Con un semplice colpo di spugna. Seguendo il manuale del “buon governo” che approva leggi impopolari e antidemocratiche proprio quando imperversa l'afa estiva e l'attenzione della stampa è rivolta altrove. Opporsi istituzionalmente e socialmente al dispositivo della legge 133 è un dovere morale e civile di tutti coloro che hanno a cuore le sorti di un bene comune come l’acqua.