martedì 25 novembre 2008
C'è bisogno di opposizione....
lunedì 24 novembre 2008
Salutate la capolista!!!
16 tiri contro 5, 6 nitide occasioni da gol contro 1, sono l'emblema di una partita dominata. Amauri e Del Piero non pervenuti, Nedved assente, Legrottaglie più volte irriso, centrocampo avversario nel quale si è salvato solo il generoso Sissoko. La supremazia è stata evidente. Anche Ranieri ha ammesso la sconfitta, bel gesto in un paese dove ancora si contano le schede elettorali di due anni fa. Ora tocca a Camoranesi spiegarci i perché di questa sconfitta, casomai in una seduta di brainstorming con Amauri, Iaquinta, Molinaro, De Paola, l'uccellino di Del Piero, la mosca atomica Giovinco, lo spirito di Moggi, Galliani e l'informatore di Cobolli&Gigli. Loro di numeri se ne intendono.Il rigore concesso al Torino, contro il Bilan, è abbastanza generoso. Ma ci vuole proprio una bella faccia da culo per rilasciare quelle dichiarazioni (l'arbitro ci ha derubati) dopo che la domenica precedente il Bilan aveva battuto 1-0 il Chievo con un rigore inesistente concesso a Kakà (senza parlare di Siena, Napoli e Sampdoria). Ma al Bilan, si sa, tutto è ad immagine e somiglianza del suo presidente.
giovedì 20 novembre 2008
Siamo l'INTERNAZIONALE !
L'Inter ha compiuto cento anni. Di solito, in questi casi, si ricevono regali. L'Inter invece ha deciso di farli. Attraverso Intercampus. Un'iniziativa nata una decina d'anni fa, tenuta sottotraccia per tutto questo tempo, ora pubblicizzata. Anche attraverso un documentario, Petites Historias das Crianças, curato da Gabriele Salvatores, Fabio Scamoni e Guido Lazzarini su idea di Carlotta Moratti, prodotto da Red House. Ma cos'è Intercampus? Un progetto nato per iniziativa di Massimo Moretti, all'epoca, una decina d'anni fa, dirigente della prima squadra. Moretti adotta una bimba brasiliana con seri handicap, in famiglia sono tutti felici di poter fare qualcosa per una persona meno fortunata, ma si pongono anche il problema se non sia possibile fare qualcosa di più. E a Moretti balena l'idea di organizzare delle scuole di calcio, non per cercare giovani talenti, ma per offrire socializzazione e integrazione. Ne parla con il suo quasi omologo Massimo Moratti, il presidente, il quale afferma «abbiamo trovato l'intesa in una decina di minuti». A quel punto Moretti lascia i suoi incarichi con la prima squadra e si dedica con entusiasmo alla nuova iniziativa. Nasce così il primo Intercampus in Brasile. Ma in concreto, come è andata l'organizzazione di una cosa del genere? «C'è stato una specie di incontro nelle favelas per avere un centro sportivo - dice Moretti - l'idea era quella di non strappare i ragazzi dalle famiglie, allora bisognava fare qualcosa». E l'idea si concretizza: l'Inter fornisce magliette originali (non bisogna dimenticare che Ronaldo era all'Inter), palloni e allenatori che devono formare operatori locali. Le difficoltà ci sono, il «capo» della favela, messo al corrente dell'iniziativa, perché non si può fare altrimenti, afferma che saranno loro a gestire le magliette dandole ai ragazzini quando dovranno usarle perché altrimenti potrebbero essere rubate o potrebbero venderle, visto che sono poveri e quelle magliette hanno un valore.Moretti però resiste, preferisce correre quel rischio, sapendo che per quei ragazzini quella maglia vale molto di più dei soldi che potrebbero racimolare, inoltre tiene il pallino in mano senza cederlo al boss. La maglietta rappresenta uno status, dà appartenenza, permette di vivere un'esperienza felice in una realtà profondamente degradata. E vince la scommessa, alla fine tutti hanno ancora la maglietta dell'Inter tranne una quota davvero trascurabile. E' il primo passo che insegna molte cose. Tanto per cominciare che l'Inter è una realtà conosciuta ovunque, che il suo nome e il calcio aprono molte porte, che bimbi sfortunati hanno qualcuno che offre loro una possibilità. Le richieste di partecipazione aumentano a tal punto che Intercampus ricatta benevolmente i ragazzini: in una realtà dove l'abbandono scolastico è spaventoso, solo chi frequenta regolarmente la scuola potrà partecipare al progetto, e negli anni successivi dovranno anche ottenere buoni voti. Moretti racconta anche l'episodio di un ragazzino particolarmente violento che riempiva di botte la madre. Refrattario a qualsiasi tentativo di ravvedimento. Solo la minaccia di non frequentare più Intercampus lo spinge a cambiare ateggiamento. Aneddoti, comunque significativi. Nel corso degli anni si aggiungono molte altre realtà: Bosnia, Iran, Cina, Bulgaria, Colombia, Kosovo (progetto speciale), Libano, Romania, Camerun, Polonia, Slovenia, Cuba, Argentina, Messico sino al Paraguay e alla Bolivia che hanno iniziato quest'anno. C'è anche un Intercampus al momento sospeso: quello congiunto tra Israele e Palestina, un progetto di gemellaggio tra i ragazzini delle due comunità. Anche questa una storia. I responsabili di Intercampus, che si muovono come piccoli diplomatici in piena autonomia, arrivano in Israele e prendono contatto con le autorità locali, a Gerico. Nessun problema. I problemi sorgono invece in Palestina, a Nablus, dove il sindaco è uno dei più stretti collaboratori di Arafat. Il responsabile dell'ambasciata italiana snobba questi scriteriati che parlano di calcio per i bambini e praticamente neppure li riceve. Il sindaco crede si tratti di qualcosa di stravagante, dice che non ha intenzione di affidare i bimbi della sua città a persone che dormono in hotel a cinque stelle in Israele, che arrivano da loro solo per fare bella figura e gettare fumo negli occhi. La risposta di Intercampus è semplice: i loro allenatori staranno lì, disposti anche a dormire in tenda nel territorio di Nablus. La situazione si stempera: Moretti spiega per esteso il progetto davanti a un'assemblea. Alla fine le reazioni sono vivaci, lui non capisce una parolea di arabo, gli sembra che siano risentiti, invece sono entusiasti: la cosa si farà. Ma il sindaco pone una condizione, vuole gli allenatori più bravi perché quando incontreranno i bimbi israeliani i suoi dovranno vincere. Tempo dopo, purtroppo, il progetto deve essere sospeso perché non sussistono più le condizioni di sicurezza, per i bimbi e per gli operatori. 10mila ragazzini, tra gli otto e i quattordici anni partecipano annualmente al progetto Intercampus, con iniziative analoghe e modalità diversificate in base ai diversi paesi. In Cina per esempio è molto forte anche la presenza femminile, in Romania si è puntato sui bimbi degli orfanotrofi, considerai i paria dei paria, trasformati così in bimbi che hanno un ruolo e un'identità. C'è anche il rimpianto per quanti vanno fuori quota e non possono più partecipare, ma resta l'iniziativa, incalzata da un'infinità di richieste e sollecitazioni anche da parte delle Nazioni Unite. Moretti e i suoi però si muovono con i piedi di piombo, decidono di intervenire in una realtà solo quando esiste un progetto specifico e la possibilità di farlo camminare, quasi sempre trovando collaborazione in associazioni non governative che operano sul territorio. Forse i regali migliori sono davvero quelli che si fanno. L'Inter l'ha fatto, fedele alla vocazione internazionale che addirittura ha dato il nome alla squadra.sabato 15 novembre 2008
Hanno la faccia come il culo/15
Antonio Di Pietro ex ministro ed esponente della maggioranza di centrosinistra dal 2006 al 2008 si è opposto con tutte le sue forze (e con successo) alla richiesta della sinistra di istituire una commissione parlamentare di inchiesta (com'era previsto nel programma dell'Unione) che facesse chiarezza sul comportamento di polizia e carabinieri durante i tragici giorni del G8 a Genova nel luglio 2001. L'opposizione di Di Pietro fu quella decisiva: impedì che la commissione fosse formata. Di Pietro sosteneva che non c'era bisogno di nessuna iniziativa parlamentare perché bisognava avere fiducia nella magistratura, che avrebbe chiarito ogni ombra. Bene: ieri Di Pietro - dopo la vergognosa sentenza che manda assolti i vertici della polizia - senza neanche scusarsi per il disastro combinato negli anni scorsi con il suo atteggiamento da uomo di ferro della magistratura e della polizia, ha chiesto lui una commissione inchiesta, sapendo benissimo che il centrodestra non la concederà, e ora ha i numeri per non concederla, e che il rischio di una inchiesta del Parlamento non esiste. Perché nel biennio 2006-2008, quando il centrosinistra aveva i numeri per imporre questa commissione, Di Pietro si oppose così strenuamente?Ora, a distanza di poco più di un anno, Di Pietro si ravvede su quella decisione non può che denotare un livello di ipocrisia e opportunismo politico oppure di conclamata deficienza politica.
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ikaro
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venerdì 14 novembre 2008
Anche se vi credete assolti....
Dopo che la politica ha legittimato i vertici della polizia, responsabili delle mattanze a Genova nel luglio 2001, con le promozioni degli imputati e il rifiuto della commissione d’inchiesta, il tribunale di Genova, con la sentenza emessa nella tarda serata di giovedì 13 novembre, li ha assolti anche dalle responsabilità penali ed ha legittimato l’immunità delle forze dell’ordine da qualsiasi reato. Il tribunale di Genova ha sentenziato che chi spacca una vetrina è stato punito con dieci anni di carcere (nel processo a 25 manifestanti, concluso in primo grado nel dicembre scorso), mentre i maltrattamenti e le torture sui detenuti a Balzaneto, la mattanza alla Diaz non hanno responsabili e mandanti .Se la sentenza di luglio, relativa alle violenze e torture compiute dalle forze dell’ordine nei confronti di centinaia di giovani inermi all’interno della caserma di Bolzaneto, era sembrata un vero e proprio colpo di spugna, la sentenza riguardante la sanguinosa irruzione delle forze dell’ordine all’interno della scuola Diaz riesce a fare perfino di peggio assumendo il carattere di una vera e propria amnistia.
Nonostante nel corso del processo siano state dimostrate in maniera incontrovertibile le responsabilità degli agenti, sia per quanto riguarda le violenze gratuite nei confronti dei giovani che dormivano all’interno della scuola Diaz, sia in merito alla falsificazione delle prove consistenti in bombe molotov, picconi e spranghe portati sul posto dagli stessi poliziotti al fine di giustificare con l’inganno il proprio operato, la sentenza emessa dal Tribunale di Genova è di quelle da lasciare basito chiunque sia stato in grado di percepire la gravità degli accadimenti.
Mi piacerebbe sentir dire, da quei politici che un giorno sì e l’altro pure, disquisiscono di giustizia avendo in testa soltanto le immunità castali da una parte e la lotta alla microdelinquenza dall’altra, cosa pensano di questa vergognosa sentenza. Ma la politica, non da oggi, su Genova tace, e anche quando ha parlato non ha mai capito, e quando ha capito ha voluto archiviare, il valore paradigmatico che quei due scempi della Diaz e di Bolzaneto avevano e hanno per le sorti del nostro stato di diritto. Forza bruta contro legalità. Eccezione contro regola. Sospensione dei diritti fondamentali in uno spazio affrancato da ogni garanzia e ogni convenzione.
A Genova non fu questione di un po’ d’eccesso nella repressione di un movimento. A Genova fu sospeso lo stato di diritto, anzi, fu sperimentato che sospendere lo stato di diritto è possibile, senza che il potere politico sia chiamato a risponderne e senza che ne paghi alcuna conseguenza. Immunità per tutte le alte cariche dello Stato, conquistata sul campo molto prima che in parlamento.
Alla luce di questa sentenza che ha “graziato” i responsabili dei gravissimi fatti di sangue (ancora più gravi in quanto compiuti da coloro che dovrebbero far rispettare la legge) accaduti durante il G8 di Genova del 2001, non mi stupisce più di tanto constatare come il poliziotto Spaccarotella, responsabile dell’assassinio di Gabriele Sandri, avvenuto un anno fa all’interno del parcheggio di un autogrill, nonostante l’imputazione di omicidio non sia stato sospeso dal servizio e neppure abbia subito alcun procedimento disciplinare. Non resta che prendere coscienza del fatto che le forze dell’ordine, anche quando sbagliano, rispetto alla legge continuano a rimanere “più uguali” rispetti a tutti gli altri.
“Disoccupate le strade dai sogni ed arruolatevi nella polizia” cosi cantava Claudio Lolli dopo le giornate del marzo bolognese del 1977. E’ questo quello che ci vuole dire la sentenza di Genova. Ma si sbagliano se pensano di aver calpestato la nostra testardaggine per la verità e la giustizia. Le tragiche giornate del luglio 2001 rimarranno impresse dentro di noi. Lo schifo per questo potere ancora di più.
Lor Signori togati....
Questi signori togati che hanno assolto i responsabili del massacro alla scuola Diaz a Genova somigliano sempre più al politico descritto da De Andrè nella Domenica delle Salme”"il ministro dei temporali in un tripudio di tromboni auspicava democrazia con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni"
ma forse è più utile un'altra citazione, sempre di De Andrè:
"Certo bisogna farne di strada da una ginnastica d'obbedienza fino ad un gesto molto più umano che ti dia il senso della violenza però bisogna farne altrettanta per diventare così coglioni da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni"
venerdì 7 novembre 2008
Obana ha vinto!. Bene, ma ora smettiamola a credere alla favole!
La cosa che più sorprende all'indomani della vittoria di Obama è l'entusiasmo e la speranza che questo fatto ha risvegliato in milioni di cittadini, non solo americani. Anche in Europa molte persone sono convinte che l'arrivo del primo afro-americano alla Casa Bianca significherà cambiamento reale e uscita dalla crisi. Anche nella nostra piccola regione c'è chi come i consiglieri regionali Petraroia e Natalini che affermano e credono che l'elezione di Obama sia l'inizio di una vera rivoluzione. Personalmente penso che, purtroppo non sarà così. Non certo per fare il guastafeste, ma fra amici bisogna essere sinceri fino in fondo.Sia chiaro, il fatto che gli americani abbiamo fatto fuori l'associazione a delinquere chiamata Partito Repubblicano con a capo Bush, Cheeney e Rumsfield non può che essere un fatto positivo. Questa è gente che aveva come propria bibbia un testo, Il PNAC (Progetto per un nuovo secolo amercicano), in cui si dice apertamente che gli Stati Uniti stavano vedendo diminuire la propria influenza nel mondo e che serviva un evento di grande impatto sull'opinione pubblica per poter avere il via libera per fare guerre strategiche per il dominio politico e l'appovvigionamento energetico in tutto il mondo. L'11 settembre 2001 successe ciò che auspicavano, proprio sotto la presidenza Bush...
Per analizzare il fenomeno Obama però bisogna andare oltre l'immaginario da commedia americana creato dai media americani ed europei, cioè quello del Cliff Robinson (vi ricordate la serie Tv "I Robinson"?) simpatico e affermato dottore che si prende cura della propria famiglia in modo aperto e moderno. Insieme a Arnold ha rappresentato l'accettazione del nero nelle case di milioni di americani senza però andare a scalfire il senso di colpa del bianco. La rappresentazione non conflittuale di un conflitto che tutt'ora è presente nella società americana.
Obama è un po' questo, l'uomo che serviva a rappresentare il cambiamento (anche per la sua pelle che diventa elemento visibile e inconfondibile di cambiamento): figlio di un nero keniota e di una bianca, buono studente nelle migliori facoltà americane che ce l'ha fatta nonostante non provenisse da famiglia ricca, passato di lotta per i diritti dei neri e uomo nuovo all'interno del Partito Democratico, quindi poco implicato nelle dinamiche dell'aristocrazia democratica rappresentata invece dall'altra commedia che i democratici avevano preparato, quella di Hillary Clinton donna in carriera che vuole superare il marito, la prima donna alla Casa Bianca.
Donna o nero, in ogni caso i democratici volevano rappresentare la novità con un cambiamento molto visibile, anche a occhio nudo e dai più disattenti.
Ha vinto la commedia con protagonista Obama, il nero che lotta ma rassicura.
Detto questo il fenomeno Obama va letto politicamente in una duplice lettura: da una parte ha avuto il grande merito di interpretare la volontà di cambiamento del popolo americano, specialmente a poche settimane dal più grosso disastro economico della storia di Wall Street. Ha avuto il grosso vantaggio che il disastro è avvenuto con i Repubblicani al governo (e non è un caso visto che hanno drenato ogni goccia di soldi pubblici per le guerre) e l'ha saputo sfruttare. Ha messo in piedi una squadra per la propaganda fatta per lo più da giovani volontari ed ha ingaggiato i migliori esperti di marketing politico. E' riuscito ad entrare nel cuore della gente, dei neri, dei latinos ma anche dei bianchi (il 43% ha votato per lui) tanto che è riuscito a portare alle urne il 66% degli aventi diritto (Kennedy si era fermato al 63%). Con un capillare e innovativo uso di internet è riuscito a farsi finanziare da centinaia di migliaia di sostenitori, anche con pochi dollari.
Insomma, ha stravinto ed è stato bravo.
Ma cosa ha permesso tutto ciò? 650 milioni di dollari di finanziamenti privati che gli hanno permesso di mettere in pratica le sue idee nel migliore dei modi. E senza badare a spese.
Da dove arrivano questi soldi? Molti da Wall Street tanto che lui ne ha ricevuti più di Mc Cain. E allora qualcosa inizia a non tornare: perché Wall Street dovrebbe dare soldi a uno che dice di voler abbozzare politiche sociali, aumentare le tasse ai ricchi e regolarizzare la posizione degli immigrati? Semplice, perché lo farà in termini minimi e in modo propagandistico (nell'ultima settimana di campagna elettorale oltre a giurare alta fedeltà al liberismo ha ridimensionato i suoi progetti sociali). Wall Street ha bisogno di soldi pubblici oltre ai 700 miliardi del piano Paulsen che ha già sfilato dalle tasche dei cittadini ma nelle file dei Repubblicani ci sono personaggi che per ideologia plurisecolare sono contrari al minimo accenno di ingresso dello stato nell'economia. E allora chi meglio di un democratico sa aprire le casse dello Stato?
E poi c'è la questione guerre. La guerra in Iraq a detta di molti Generali è persa o quantomeno in fase stagnante, insomma un pantano. Ma i Repubblicani laggiù hanno grossi interessi legati alla Exxon e alla Halliburton, le multinazionali di famiglia e quindi per Mc Cain un disimpegno dall'Iraq sarebbe stato più difficile. L'asse strategico dell'energia in questi anni si è spostato nella zona del Caspio (la guerra russo-georgiana ne è esempio lampante) e delle ex Repubbliche sovietiche proprio ai confini dell'Afghanistan. L'alternativa Obama infatti è quella del disimpegno irakeno per un potenziamento afghano a cui anche l'Italia sarà chiamata a contribuire con più uomini e mezzi. Intanto guardiamo se manterrà la promessa di togliere l'embargo dopo l'ennesima votazione dell'Onu favorevole a Cuba. Insomma, fra amici bisogna essere sinceri. Ha vinto Obama, bene. Ora per sperare in un futuro migliore mettiamoci tutti in gioco e smettiamo di pensare che la speranza sia riposta in un bravo attore che recita nel medesimo palco, finanziato dal solito produttore.
sabato 1 novembre 2008
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