venerdì 7 novembre 2008

Obana ha vinto!. Bene, ma ora smettiamola a credere alla favole!

La cosa che più sorprende all'indomani della vittoria di Obama è l'entusiasmo e la speranza che questo fatto ha risvegliato in milioni di cittadini, non solo americani. Anche in Europa molte persone sono convinte che l'arrivo del primo afro-americano alla Casa Bianca significherà cambiamento reale e uscita dalla crisi. Anche nella nostra piccola regione c'è chi come i consiglieri regionali Petraroia e Natalini che affermano e credono che l'elezione di Obama sia l'inizio di una vera rivoluzione. Personalmente penso che, purtroppo non sarà così. Non certo per fare il guastafeste, ma fra amici bisogna essere sinceri fino in fondo.
Sia chiaro, il fatto che gli americani abbiamo fatto fuori l'associazione a delinquere chiamata Partito Repubblicano con a capo Bush, Cheeney e Rumsfield non può che essere un fatto positivo. Questa è gente che aveva come propria bibbia un testo, Il PNAC (Progetto per un nuovo secolo amercicano), in cui si dice apertamente che gli Stati Uniti stavano vedendo diminuire la propria influenza nel mondo e che serviva un evento di grande impatto sull'opinione pubblica per poter avere il via libera per fare guerre strategiche per il dominio politico e l'appovvigionamento energetico in tutto il mondo. L'11 settembre 2001 successe ciò che auspicavano, proprio sotto la presidenza Bush...
Per analizzare il fenomeno Obama però bisogna andare oltre l'immaginario da commedia americana creato dai media americani ed europei, cioè quello del Cliff Robinson (vi ricordate la serie Tv "I Robinson"?) simpatico e affermato dottore che si prende cura della propria famiglia in modo aperto e moderno. Insieme a Arnold ha rappresentato l'accettazione del nero nelle case di milioni di americani senza però andare a scalfire il senso di colpa del bianco. La rappresentazione non conflittuale di un conflitto che tutt'ora è presente nella società americana.
Obama è un po' questo, l'uomo che serviva a rappresentare il cambiamento (anche per la sua pelle che diventa elemento visibile e inconfondibile di cambiamento): figlio di un nero keniota e di una bianca, buono studente nelle migliori facoltà americane che ce l'ha fatta nonostante non provenisse da famiglia ricca, passato di lotta per i diritti dei neri e uomo nuovo all'interno del Partito Democratico, quindi poco implicato nelle dinamiche dell'aristocrazia democratica rappresentata invece dall'altra commedia che i democratici avevano preparato, quella di Hillary Clinton donna in carriera che vuole superare il marito, la prima donna alla Casa Bianca.
Donna o nero, in ogni caso i democratici volevano rappresentare la novità con un cambiamento molto visibile, anche a occhio nudo e dai più disattenti.
Ha vinto la commedia con protagonista Obama, il nero che lotta ma rassicura.
Detto questo il fenomeno Obama va letto politicamente in una duplice lettura: da una parte ha avuto il grande merito di interpretare la volontà di cambiamento del popolo americano, specialmente a poche settimane dal più grosso disastro economico della storia di Wall Street. Ha avuto il grosso vantaggio che il disastro è avvenuto con i Repubblicani al governo (e non è un caso visto che hanno drenato ogni goccia di soldi pubblici per le guerre) e l'ha saputo sfruttare. Ha messo in piedi una squadra per la propaganda fatta per lo più da giovani volontari ed ha ingaggiato i migliori esperti di marketing politico. E' riuscito ad entrare nel cuore della gente, dei neri, dei latinos ma anche dei bianchi (il 43% ha votato per lui) tanto che è riuscito a portare alle urne il 66% degli aventi diritto (Kennedy si era fermato al 63%). Con un capillare e innovativo uso di internet è riuscito a farsi finanziare da centinaia di migliaia di sostenitori, anche con pochi dollari.
Insomma, ha stravinto ed è stato bravo.
Ma cosa ha permesso tutto ciò? 650 milioni di dollari di finanziamenti privati che gli hanno permesso di mettere in pratica le sue idee nel migliore dei modi. E senza badare a spese.
Da dove arrivano questi soldi? Molti da Wall Street tanto che lui ne ha ricevuti più di Mc Cain. E allora qualcosa inizia a non tornare: perché Wall Street dovrebbe dare soldi a uno che dice di voler abbozzare politiche sociali, aumentare le tasse ai ricchi e regolarizzare la posizione degli immigrati? Semplice, perché lo farà in termini minimi e in modo propagandistico (nell'ultima settimana di campagna elettorale oltre a giurare alta fedeltà al liberismo ha ridimensionato i suoi progetti sociali). Wall Street ha bisogno di soldi pubblici oltre ai 700 miliardi del piano Paulsen che ha già sfilato dalle tasche dei cittadini ma nelle file dei Repubblicani ci sono personaggi che per ideologia plurisecolare sono contrari al minimo accenno di ingresso dello stato nell'economia. E allora chi meglio di un democratico sa aprire le casse dello Stato?
E poi c'è la questione guerre. La guerra in Iraq a detta di molti Generali è persa o quantomeno in fase stagnante, insomma un pantano. Ma i Repubblicani laggiù hanno grossi interessi legati alla Exxon e alla Halliburton, le multinazionali di famiglia e quindi per Mc Cain un disimpegno dall'Iraq sarebbe stato più difficile. L'asse strategico dell'energia in questi anni si è spostato nella zona del Caspio (la guerra russo-georgiana ne è esempio lampante) e delle ex Repubbliche sovietiche proprio ai confini dell'Afghanistan. L'alternativa Obama infatti è quella del disimpegno irakeno per un potenziamento afghano a cui anche l'Italia sarà chiamata a contribuire con più uomini e mezzi. Intanto guardiamo se manterrà la promessa di togliere l'embargo dopo l'ennesima votazione dell'Onu favorevole a Cuba. Insomma, fra amici bisogna essere sinceri. Ha vinto Obama, bene. Ora per sperare in un futuro migliore mettiamoci tutti in gioco e smettiamo di pensare che la speranza sia riposta in un bravo attore che recita nel medesimo palco, finanziato dal solito produttore.

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