"Non si arriva a fine mese", è proprio il caso di dirlo vedendo il successo dell'iniziativa tenuta sabato scorso da Rifondazione Comunista a Campobasso dove abbiamo distribuito 400 Kg. di pane ad un euro al kg contro il carovita trovando piena sintonia con tanti cittadini.La crisi che stiamo vivendo è la conseguenza delle politiche neoliberiste fatte di precarietà e bassi salari, di liberalizzazioni e privatizzazioni, di aggressioni ai beni comuni e abbattimento del welfare e scuola pubblica. Questi lunghi anni di neoliberismo hanno devastato le nostre città, i nostri quartieri sono franati socialmente così come la nostra presenza. Ed è nei quartieri che aumenta l'ansia e la paura, questo avviene perché l'impoverimento generalizzato viene vissuto come solitudine, come colpa soggettiva, una colpa che ti incattivisce contro chi sta nel gradino sotto al tuo. Un processo d'impoverimento che in questi anni non ha incontrato la politica e l'agire collettivo come risposta, così la povertà oltre che una colpa è diventata invisibile. La sinistra, diciamocela tutta, ha saputo solo praticare la politica della riduzione del danno in questi anni, consentendo così ad una cultura autoritaria di sedimentarsi e di divenire egemonica. Siamo stati lontani dagli echi e dalla sofferenza quotidiana del nostro popolo che da tempo non arriva a fine mese. In questo quadro i risultati non verranno da una politica "riformatrice" che si pone prima il tema del governo "contro Berlusconi" senza riflettere fino in fondo su come modificare già da subito i rapporti di forza con i poteri forti e prospettare un'uscita a sinistra dal la crisi economica. Dobbiamo ritornare in strada, ed affrontare un lavoro lungo che si pone il problema di ricostruire un'opposizione di sinistra in una relazione nella quotidianità, con il vissuto ed i bisogni delle persone. Possiamo fare questo investendo in una nuova forma dell'agire politico, intrecciando vertenzialità, mutualismo, e nuove forme di democrazia che investono anche il nodo della rappresentanza. Bisogna ricominciare a sperimentare che la lotta, il conflitto cambia le nostre vite qui e ora. A partire dalla campagna contro il caro vita occorre unificare l'autunno, per questo la nostra mobilitazione non deve essere vissuta come episodica ma permanente. La nostra proposta politica è quella di rovesciare le politiche neoliberiste e chiedere ai governi, a partire dal nostro di rispondere alla dilagante povertà con misure sociali: adeguamento di salari e pensioni all'inflazione reale, paniere popolare calmierato con prezzi politici per i beni di prima necessità, riduzione generalizzata delle tariffe, lotta alla precarietà, potenziamento del welfare e difesa della scuola pubblica. Questa è secondo noi la ricetta per uscire dalla crisi, perché se il popolo risparmia sul pane, è difficile far ripartire l'economia! Stiamo provando a costruire i GAP (Gruppi di Acquisto Popolari), a partire dai quartieri popolari, con uno sforzo umano ed organizzativo enorme, una nuova forma di lotta che ci pare vincente pur tra mille difficoltà. Noi avanziamo una piattaforma politica in cui vengono coinvolti non solo il governo, ma anche le istituzioni locali che su questo terreno possono fare molto. Vogliamo aprire una vertenza costruendo al tempo stesso un nuovo mutualismo in grado di rinsaldare i legami sociali e produrre nuova militanza sociale. Nella relazione politica e sociale con gli uomini e con le donne che ci aiutano nella distribuzione si ricostruisce la lotta di classe, settimana dopo settimana, questo è il senso vero per un partito di sinistra, tornare ad essere utile alla gente e non chiudersi in sterili, noiosi, inutili e dannosi dibattiti solo sui cambi di casacca di personaggi che oggi sono del centro sinistra e domani del centro destra (e viceversa). I GAP che stiamo sperimento a Campobasso, partiti sabato scorso con 400 kg di pane e che replicheremo sabato 8 novembre con 1 tonnellata di pane, hanno l’ambizioso scopo di creare le “borse della spesa popolari”, distribuendo con lo stesso meccanismo pane, latte, e pasta, e lanciando al tempo stesso iniziative contro il rincaro delle tariffe, degli affitti, dei prezzi per i biglietti dei pandolari, dei libri di testo ecc. . Questo popolo che da tempo sa che non si arriva a fine mese e che vive questa condizione in assoluta solitudine ha oggi la possibilità concreta di riprendere voce mettendosi insieme. Il GAP, parola nobile presa in prestito da una sigla resistente è una riscoperta di una pratica di solidarietà fra pari, vecchia e dignitosa come la storia del movimento operaio. Solidarietà quindi, e non carità, perchè rispettare la dignità è importante. Nasce e si sperimenta così, un nuovo mutualismo vertenziale da utilizzare come alternativa concreta, utile. Da domani dovremo quindi attrezzarci per proseguire su questa direzione, non è che l'inizio...

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