lunedì 13 ottobre 2008

E' stata proprio una bella giornata

Sabato 11 ottobre a Roma c'è stata stata una manifestazione grande, oltre ogni previsione. L'inizio di una nuova riscossa. Una manifestazione su cui, tuttavia, sono necessarie alcune riflessioni. Andavano bene tutte quelle bandiere rosse con falce e martello, la riaffermazione della necessità di ripartire, innanzitutto; la riaffermazione dell'opposizione radicale alla destra dentro un quadro di classe, che mette al centro la contestazione delle politiche liberiste e confindustriali e la necessità di un'alternativa imperniata sul rilancio delle politiche sociali, su un nuovo ruolo del pubblico nell'economia, sulla redistribuzione delle ricchezze, sul soddisfacimento dei bisogni popolari. Un'opposizione che, come tale, è alternativa a quella del Pd. Dentro questo quadro, la necessità della costruzione di un blocco sociale alternativo lungo un percorso che ne determini i contenuti politici e programmatici. E' su questo percorso, e non prima di esso, che si deve verificare e si può determinare, concretamente, l'unità dei comunisti e della sinistra più generale.Già!, ma costruire un percorso significa, in primo luogo, costruire delle lotte. E' di qui che occorre partire. Nella consapevolezza che la costruzione di contenuti radicali non consiste nel declamare dieci, cento, mille volte la parola 'comunismo' o la porola "unita della sinistra". Non vorrei essere, su questo, frainteso; ma attivando dieci, cento, mille lotte quotidiane piccole e grandi nelle scuole, nei luoghi di lavoro, sui territori; accendendo dieci, cento, mille fuochi nella prateria.Percorrendo il lungo corteo, ho notato la stridente discrepanza non tra le sigle, che pure c'era (Prc, Pdci, costituenti della sinistra e dei comunisti, Pcl, ecc. ecc.); ma tra esse, cioè realtà esprimentisi in modi politicamente e ideologicamente autoreferenziali, e gli spezzoni del corteo che esprimevano realtà concrete di lotta e di movimento: i precari della scuola, i comitati napoletani di lotta contro le discariche, i No Tav, i No Dal Molin. Ma, in particolare, mi ha impressionato il foltissimo spezzone di Action: centinaia e centinaia di immigrati, donne islamiche col velo, occupanti di case, famiglie intere di borgatari, un' umanità composita di nuovo proletariato urbano derelitto e e relegato ai margini, che tanto sarebbe piaciuto a Pasolini. Esprimevano essi stessi, nella loro stessa fisicità, la rappresentazione vera dell' opposizione e dell'alternativa sociale, coi loro slogan crudi e perentori, che parlavano di occupazioni di case, maledivano banche e banchieri, reclamavano pane, lavoro e dignità per tutti e tutte. Un'umanità senza voce, che si riprende la voce. Come ripianare questa discrepanza? E' su questo che il Prc deve interrogarsi; è di qui che deve ripartire. Colmare questa distanza è il compito prioritario. Si metta, dunque, almeno per un bel po', il silenziatore alle dispute ideologiche astratte. Si smetta per un bel po' di disquisire di costituenti e rapporti tra ceti e militanze politiche. E ci si immerga nei movimenti reali per insegnare; ma, soprattutto, per imparare. Si capisca che il precipitare della crisi economica e sociale può portare ad esplosioni imprevedibili. E che, per questo, occorre avere visioni di lungo respiro, ma anche capacità di immergersi nell'immediatezza. Che la realtà quotidiana non ha i tempi della politica politicante. E che occorre alzare il tiro, aprendosi a ogni sperimentazione, a ogni tipo e ogni forma di lotta, connettendosi ai grandi e ai piccoli bisogni popolari, siano essi collettivi, di piccoli gruppi e finanche individuali. Avendo ben presente che in una società frantumata, parcellizzata, nella quale non esistono più i fronti sociali omogenei e, soprattutto, non esistendo quasi più gli ammortizzatori sociali che ti permettano la spalmatura sui tempi propizi per la soluzione dei problemi e di agire in una logica di compatibilità con i tempi della programmazione politica e con i rapporti di classe, tu devi essere, oggi, in grado di dare risposte immediate a bisogni immediati. Di qui l'importanza giustamente data dal partito alla necessità di un nuovo mutualismo, il quale deve, tuttavia, includere non solo forme di solidarietà, ma anche di spalleggiamento e supporto attivo ad iniziative di lotta e di disobbedienza, anche microterritoriali e micronumeriche, anche individuali. Per capirci: se uno decide di non pagare più il mutuo o di autoridursi l'affitto o di ribellarsi a una qualunque ingiustizia subita, alla lesione di un proprio diritto, deve sapere di non essere solo nella sua scelta disperata; ma di poter contare su una rete di protezione politica e sociale, che supporti e dia prospettive di successo alla sua ribellione. Se così non sarà, non avremo prospettiva politica. E non ci sarà costituente o coordinamento che tenga. Insieme con il rilancio e la ricostruzione del partito, vanno ricostruite le forme di organizzazione e di intervento politico in sintonia con le nuove necessità di esplicazione del conflitto sociale. E' necessario un partito che non giunga spiazzato, politicamente e organizzativamente, all'appuntamento con l'esplosione sociale dei nuovi proletariati metropolitani; ma che, anzi, ne solleciti la nascita e la proliferazione. L'esperienza di Action va fatta propria, estesa e generalizzata. Sarà nel solco di questa sfida che si determineranno le forme e i contenuti del processo di una nuova rifondazione comunista. Se si sbaglia questa volta, non avremo più prove d'appello, almeno per un'intera generazione. E chi, a sinistra, sarà della partita, sarà il benvenuto tra noi.

1 commenti:

Pino Amoruso ha detto...

Ciao, mio malgrado qualcosa mi costringe a promuovere una iniziativa contro la Riforma Gelmini che mira a distruggere la scuola pubblica ed a creare migliaia di disoccupati. Troverete da me i link per sottoscrivere una petizione e per inviare una mail al Presidente della Repubblica...

Continuiamo a far "RETE"... Aiutatemi a diffondere il messaggio!!!

A presto ;)