Loretta Napoleoni è un'economista italiana che vive a Londra. Il suo ultimo libro è "I numeri del terrore" (Il Saggiatore 2008). Le sono grata per questo efficace intervento pubblicato sull'ultimo numero dell'Internazionale. Dove sono finiti i propagandisti del "più mercato, meno stato"? Quelli che "il mercato si regola da solo". Quelli che "l'egoismo del singolo porta al bene di tutti"? Spariti, e non per questo siamo contenti: l'intervento dello stato a sostegno delle banche - e dei bancarottieri e dei loro stratosferici stipendi e liquidazioni - sarà pagato dai contribuenti, tutti i contribuenti, operai e pensionati compresi. Senza avere nulla in cambio.Il capitalismo è in rianimazione. L'economia canaglia, un tumore aggressivo, ha attaccato uno dei suoi organi vitali, la finanza. Ma poiché il paziente ha la febbre alta, i chirurghi non possono operare per asportare l'indebitamento delle banche, i cosiddetti debiti tossici, cresciuto oltre misura negli ultimi anni. Da giorni il sistema immunitario è andato in tilt: svanita la fiducia, i mercati non combattono più l'infezione. Solo una dose massiccia di antibiotici, il piano di salvataggio proposto da Washington, può stroncarla. Ma questa terapia richiede il consenso dei familiari del malato, il congresso statunitense, che crede poco nella medicina tradizionale e predilige quella alternativa. E' convinto, insomma, che il mercato curerà se stesso. Il rifiuto di somministrare gli antibiotici ha peggiorato la salute del paziente, l'infezione avanza e minaccia ormai altri organi: la finanza europea e quella russa. I medici fanno di tutto per arginarla. Il governo di sua maestà britannica nazionalizza un'altra banca, la Bradford & Bingley, un gigante del mercato dei mutui. Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo salvano in extremis la banca Fortis. Francia e Belgio corrono in aiuto di Dexia, l'istituto di credito che presta soldi alle amministrazioni locali. Citigroup, sponsorizzata dal governo americano, acquista Wachovia, una delle più grandi banche al dettaglio d'America. In Russia Putin mette a disposizione 50 miliardi di dollari per arginare la caduta della borsa. La sala rianimazione lavora senza sosta per tenere in vita il capitalismo, ma tutti sanno che senza l'intervento chirurgico il paziente rischia di morire. La situazione è critica anche perché si teme che il tumore si estenda ai linfonodi, il mercato dei prestiti interbancari, il cosiddetto money market, che mantiene in vita l'intero sistema economico. E già alcuni indicatori ci fanno temere il peggio: nonostante l'iniezione di 630 miliardi di dollari da parte della Federal reserve, i prestiti interbancari sono ai minimi storici e i tassi a 24 ore sono schizzati dal 2,4 al 6,8 percento nel giro di pochi giorni. Chi ha contante non lo presta più, compra buoni del tesoro con rendimenti sempre più bassi. E per prevenire il collasso le banche centrali immettono sul mercato interbancario denaro sonante. Tutte queste trasfusioni, però, ritardano solo la crisi perché nessuno ha abbastanza liquidità per soddisfare i bisogni del mercato. L'unica soluzione è dunque quella chirurgica: il cancro va asportato, ma a quattro settimane dalle elezioni presidenziali convincere il Congresso non è facile. Molti politici sono vicini alla data di rielezione e hanno paura di prendere la decisione sbagliata. L'elettorato poi chiede giustizia e la questione morale è all'ordine del giorno. Si vorrebbe che fossero puniti i responsabili della bolla finanziaria e immobiliare, le banche e i loro manager, e invece il piano di salvataggio li vuole salvare. Come spiegare agli americani che la responsabilità è anche loro, perché per anni hanno usufruito e abusato del credito facile e a buon mercato? I dati mostrano che non solo gli Stati Uniti si sono indebitati oltre misura, ma anche la popolazione ha smesso di risparmiare. Un confronto con la Cina mette bene in mostra questa anomalia: mentre il Pil pro capite americano è ben cinque volte quello cinese, i cinesi hanno un tasso di risparmio quattro volte più alto di quello degli americani. Non asportare il cancro, poi, danneggerebbe oltre misura i contribuenti occidentali, e già la minaccia del crollo dei fondi pensione, dell'insolvenza delle banche e della bancarotta delle assicurazioni minaccia il benessere dei cittadini. Ma il piano di salvataggio è solo il primo passo per distruggere un sistema economico diventato canaglia. Asportato il cancro, per distruggere tutte le cellule cancerogene residue ci vorranno la chemioterapia e la radio terapia. Con queste terapie si potrà far piazza pulita dei banchieri e dei leader politici che hanno creato la crisi. I responsabili pagheranno, basta avere pazienza. Ritorna

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