Abbiamo appena cominciato ad attraversare il deserto che piccole oasi si intavedono all'orizzonte. In questa calda estate dove dove la stampa dei poteri forti, e non solo quella purtroppo, ha trattato Rifondazione Comunista con lo stesso linguaggio del 98 ai tempi della caduta del governo Prodi, dei segnali importanti di ripresa di protagonismo sociale del Prc ci sono. Alle feste di Liberazione a cui ho partecipato ho visto oltre a tantissima gente agli stands, soprattutto una ritrovata voglia di militanza. Anche qui in Molise si registrano incoraggianti segnali. Ne indico tre: la ferma presa di posizione del Prc contro il trasformismo e la guerra tra bande alla Provincia di Campobasso, la decisione delle/i compagne/i di Termoli di verificare se ci sono ancora le condizioni per essere in maggioranza al comune, dopo l'aggressione ai danni del venditore angulante immigrato e le giustificazioni edotte dal sindaco Greco all'ignobile atto di violenza, lo straordinario successo che sta risquotendo il mercatino del libro usato organizzato dal circolo di Campobasso, dicono che la stagione della subalternità politica, del governismo ad ogni costo (sempre per battere le destre!) è finita. Sono atti importanti che tendono a rompere la dicotomia tra politica e società. Un partito che torna a fare quello che dice e che fa della pratica il proprio costruire società.«Una sinistra svaporata nell’astrattezza nulla può contro una destra, come quella di Tremonti ed Alemanno» ha scritto Marco Revelli su il manifesto. Per questo credo che la sinistra potrà ripartire solo se saprà “fare società”, ricostruire “il proprio popolo ed il proprio linguaggio” nella materialità dei conflitti, nell’antropologia dei nuovi territori, nelle vere e proprie mutazioni esistenziali delle precarietà, nelle angoscianti solitudini dei lavoratori, nei progrom del razzismo.
L'autunno sarà caldo sopratutto se noi sapremo, nelle prossime settimane, aprire vertenzialità sociale diffusa a cui si potra riscoprire l'utilità di Rifondazione Comunista.
Ripartiamo da il Majakovski che Peppino Impastato amava: “Esci partito dalle tue stanze, torna amico dei ragazzi di strada».
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