giovedì 15 maggio 2008

In difesa della razza... ieri gli ebrei oggi i rom

L' emergenza sicurezza è diventata così centrale nel dibattito pubblico che alcune affermazioni del tutto opinabili si sono imposte e vengono trattate come delle verità. Ragionamenti e prese di posizione risultano così menomate in origine, svianti, segnate da un piatto e servile conformismo. Ad esempio la "insicurezza percepita" è considerata un dato di fatto e si sostiene che le misure "per la sicurezza" vanno adottate per contrastare questo stato d'animo, senza stare a vedere se sia fondato o no.E' una valutazione davvero curiosa. Una persona razionale, di fronte a un timore infondato manifestato da un suo interlocutore, cercherebbe di farlo ragionare, di mostrargli gli elementi di fatto che dimostrano l'irragionevolezza di quella paura, si impegnerebbe per portare la discussione - e la percezione - sul piano della realtà.I nostri politici vogliono invece farci credere che la "percezione" va presa in quanto tale. Addirittura agiscono per fare in modo che l'insicurezza percepita si acutizzi: enfatizzando tutti gli allarmi, gridando all'invasione del paese da parte dello straniero, criminalizzando questo e quello. Ed è possibile che anche le "risposte" all'insicurezza percepita finiscano per alimentare questa sensazione. L'aumento della videosorveglianza e dei poliziotti per strada, le misure draconiane contro comportamenti sgraditi (dai lavavetri alla sosta fuori dei bar oltre la mezzanotte, ai graffiti, a chi chiede l'elemosina) finiscono per rafforzare la sensazione che la strada, la città sono fonti di pericolo incombente.E cosi per la prima volta, dal ritorno della democrazia, un governo prende provvedimenti contro minoranze ben identificate: nel ‘38 si parlava esplicitamente di leggi della difesa della razza, stavolta il tema ufficiale è nel binomio legalità e sicurezza, ma si fa riferimento esplicito all'emergenza rom.Quel che fa gelare il sangue, è che nel paese sono in corso ronde, aggressioni e marce di cittadini contro la minoranza rom, le quali si assommano alle incursioni "legali" delle forze di polizia nei campi nomadi a fini intimidatori, in attesa che il governo si decida finalmente a fare una legge che consenta di espellere i rom dal paese.Come se non bastasse, abbiamo in parlamento un'opposizione (termine che a questo punto sembra tratto dalla neolingua orwelliana) che non nota nulla di strano e anzi sembra pronta a sostenere la maggioranza nelle sue misure contro i rom e per la sicurezza, convinta com'è di ingraziarsi i favori della cittadinanza, in apparenza ben contenta che finalmente si dia una lezione agli zingari.Governo e amministratori locali sono convinti di affrontare in questo modo il tema della sicurezza. Questo concetto, evidentemente, per loro ha un'unica accezione, che è di tipo poliziesco. Il tema della sicurezza è invece ben più ampio e investe tematiche sociali, simboliche, di gestione del territorio. Quest'accezione più larga fino a poco tempo fa era ben radicata nelle cultura democratica delle maggiori forze politiche. Oggi non è più così, Ed è per ciò che il ‘piano sicurezza' in gestazione deve preoccuparci.La sensazione è che l'inazione dei leader politici, e delle rispettive organizzazioni, dipenda da un retropensiero che li accomuna: chissenefrega dei rom (un tempo si sarebbe detto degli ebrei), sono sicuri che la maggioranza degli italiani applaudiranno, ma avremo tutti perso una bella fetta di libertà e di diritti (oltreché di dignità): la storia insegna che quando si calpesta la propria Costituzione, non si tutelano le minoranze, si accantona lo stato di diritto, si distrugge il welfare, siamo di fronte a una democrazia che muore. Gli italiani del 2008 sono impauriti e manipolati, e cercano conforto nella forza del potere: pensano che stringendosi attorno all'autorità, rifiutando lo straniero, creando un regime di cittadinanza differenziata (la serie A per gli autoctoni, la serie B per gli altri), si potranno recuperare le proprie certezze. E' una tragica illusione, già vista molte volte nella storia. Avremo semplicemente una democrazia autoritaria, e le stesse incertezze: per il lavoro precario, per la crisi economica incombente su tutto il mondo ricco, per gli equilibri ambientali che saltano, per una pressione alle frontiere che renderà più violento e più ingiusto lo stato. Avremo probabilmente ancora più paura.

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