venerdì 30 maggio 2008

Appunti di Viaggio/3

Stiamo arrivando al dunque. Nel dibattito congressuale di Rifondazione possiamo leggere tutte le incognite del periodo che stiamo attraversando. La sinistra radicale, va incontro ad un serio processo di implosione. Per dirla in una battuta, l'apertura fatta da D'Alema e altri esponenti del PD a Rifondazione (a patto che venga eletto Nichi Vendola segretario) assomiglia molto alla moda in uso in certi ambienti di invitare i barboni al cenone di natale, tanto dopo il caffè se ne vanno. Sarà brutale ma è questo il contesto in cui ci muoviamo, quindi comincio a prenderne atto prima che sia troppo tardi. Innanzitutto, dico che indipendentemente dalla collocazione di ognuno, non mi sembra che si profila all'orizzonte prospettive alternative al tentativo di contrastare come possibile, in ogni ambito, la deriva moderata in atto. Non siamo di fronte ad una contingenza, ma alla progressiva maturazione di un processo che prima di tutto è strutturale e solo poi politico. Per questo la trita tendenza di costruire la "costituente di sinistra" che risolve in se le contraddizioni irrisolte del rapporto politica-società, non ha gambe lunghe. Soprattutto perché ancora non ha gambe sociali ne testa politica un reale processo di aggregazione delle sterminate periferie delle metropoli, delle nuove forme del lavoro, dei migranti e dei diseredati del mezzogiorno che farebbero la differenza, ma in cui la politica, compresa quella di sinistra è presente in maniera ultramarginale. Il vero antidoto al neocentrismo moderato infatti passa esattamente per la conquista di settori sociali esclusi dalla rappresentanza, per la definizione di nuove identità collettive attraverso cui rivoluzionare lo stesso concetto di democrazia, piuttosto che nello sport in voga a sinistra di contendersi i favori della parte già progressista dello schieramento sociale. Perché a questo si riducono spesso molte battaglie anche importanti. Come se la posta in gioco non fosse una forma di rappresentanza adeguata alla modernità, ma chi esercita la rappresentanza politica. L'insufficienza storica e collettiva di un intero sistema di valori si trasforma così nello strumento per una battaglia politicista che francamente non mi appassiona, perché non è più il movimento e le sue dinamiche concrete fatte di avanzamenti e arretramenti il terreno di superamento di categorie come l'autonomia del politico e del sociale, ma il mondo delle pie intenzioni. Un mondo talmente impermeabile alle cose concrete da sconfinare nel solipsismo - l'esaltazione soggettiva del proprio buco del culo - al punto che posizioni e partiti con un piede nel partito democratico diventano campioni di democrazia da contrapporre al Prc; percorso che come ogni altro sarà sicuramente parziale, ma che almeno ha il pregio di porsi chiaramente in alternativa a chi si candida a gestire una lunga fase di neocentrismo moderato. Sono anche consapevole che la crisi della politica e della rappresentanza si manifesta anche nell'allargamento della pletora dei questuanti della politica, del lobbismo d'assalto buono per tutto le stagioni a detrimento dei movimenti reali. Un fenomeno sociale e politico che ha immeritatamente preso il posto di quella che una volta era la classe intellettuale del paese e che oggi si candida a rappresentare ogni nuovo processo politico. Una realtà vista soprattutto come strumento per l'ascesa di questo ceto politico autoreferenziale, di generali senza esercito buoni solo per riempire le locandine dei mille convegni inutili in cui si celebra solo la distanza dalla realtà. Una situazione che ci ricorda che l'anno di cui ricorre il quarantennale sta ancora tutto lì, con il suo significato e le sue domande in attesa di risposta. Tanto che tra le esperienze politiche che hanno meglio retto l'impatto di questi anni attraversando tutti i momenti di conflitto e i movimenti che si sono succeduti, non poche provengono proprio dalle culture sedimentate da quei movimenti, come le esperienze dell'autorganizzazione sociale, il sindacalismo di base, le reti della democrazia partecipata, il fare e raccontare società. E' soprattutto per queste culture che oggi possiamo parlare di un processo alternativo possibile, per la tenacia con cui hanno difeso, da minoranza, il diritto a resistere costruendo forti insediamenti sociali e culturali dove più di un "dirigente politico" è stato spazzato via. Culture che hanno contaminato anche esperienze come il Prc stesso, la Fiom, l'Arci e tanti altre che oggi contribuiscono a mantenere la barra sui nessi sociali nel rapporto con la modernità. Culture che hanno mantenuto alta l'attenzione su temi sociali importanti. Ecco perché adesso siamo arrivati al dunque, perché è arrivato il momento di superare in avanti sia i limiti politici di un movimento che spesso scambia forma con sostanza, che quello di processi aggregativi interessanti che rischiano di annegare la sostanza in ossequio a priorità formali. E' arrivato il momento di segnare discriminanti e dominanti in assenza delle quali tutte le vacche sono grigie come una notte senza luna. E sul nulla non si fonda nessun progetto politico. Nei prossimi mesi bisogna sciogliere il dubbio se quello che si vuole è soprattutto un viatico elettorale per i tanti scontenti del partito democratico, oppure rilanciare Rifondazione come un vero laboratorio politico sociale in cui sperimentare un nuovo soggetto sociale con la testa rivolta al conflitto sociale e ai processi di trasformazione reale del paese.Per quanto mi riguarda le priorità restano quelle poste dal movimento complessivo dal no alla guerra in poi, ma è soprattutto sulla conquista delle prerogative della cittadinanza per tutti che bisogna misurarsi.......... il viaggio continua



L'Inter ha ufficialmente "licenziato" Mancini. Il comunicato ufficiale è stato diramato a più di 48 ore dall'incontro tra Moratti e Mancini. Il comportamento della società mi fa pena, non ho voglia di arrampicarmi sugli specchi per trovare giustificazioni all'ignobile trattamento riservato a Mancini. Dopo questa figuraccia epocale - in cui la "signorilità" del presidente esce distrutta e che fa sbiadire i lustrini del Centenario. E pensare che meno di due settimane fa festeggiavamo il terzo scudetto consecutivo, quello più sofferto e quindi anche il più bello.... ed oggi ci sembra tremendamente lontano quel pomeriggio del 18 maggio.

9 commenti:

elios ha detto...

Come ho già detto, mi dispiace del trattamento subito da Mancini, però questo è il presidente che abbiamo e soprattutto l'INTER è la nostra fede, quindi per colpa di u n incompetente non si può abbandonare un credo, aspettiamo che passi la confusione e sempre forza INTER
Elios

ikaro ha detto...

Caro elios, sono d'accordo con te quando dici che gli uomini passano e l'Inter resta. Sono convinto che tra due mesi saremo di nuovo a soffrire e gioire per i nostri colori, ma ritengo il comunicato dell'esonero di Mancini una delle pagine più nere della storia dell'Inter, negli anni scorsi si è ringraziato del lavoro svolto persino Marcello Lippi. Per Mancini neanche un accenno ai successi conseguiti. La motivazione inerente le intercettazioni poi è clamorosamente smentita dalle parole dello stesso Moratti "lo ammiro perché si è tenuto dentro tante co­se che potevano essere molto fastidiose vi­sto che non fa piacere a nessuno essere sbattuti in prima pagina". Il fatto, poi, che Moratti non si sia costituito parte civile contro Moggi, Giraudo e la Juvee ed ora rischia di finire in tribunale contro il tecnico più vincente della sua presidenza, francamente, sembra fantascienza. Le minacce legali (ammesse ma non concesse) Moratti&Co. avrebbero potuto farle in privato. In questo caso i geni che lo hanno partorito si sono esposti alla naturale richiesta di danni (all'immagine) da parte di Mancini. La speranza è che, sbolliti gli animi, le cose si appianino.

elios ha detto...

Caro Ikaro sono pienamente d'accordo su quello che dici, è innegabile che il "presidente" si sia comportato da misero uomo ma ormani quel che è fatto è fatto, adesso cerchiamo di ricompattarci intorno alla nostra bandiera e prepariamoci a rintuzzare gli attacchi dei soliti "giornalai" e pseudo opinionisti, soprattutto cerchiamo di vederci per organizzare al meglio i nostri pomeriggi e serate di coppa sperando di vivere un epilogo pari all'ultima giornata di campionato, a presto

stefano poloni ha detto...

04/05/08 milan-inter 2-1
Milano siamo noi!

elios ha detto...

Hai ragione Stefano Poloni, Milano siete voi, però hai dimenticato di precisare che voi siete la Milano invernale, infatti la temperatura meno 21..... è tipicamente invernale, quindi, in questo caso concordo pienamente:"Milano siete voi, ma proprio voi!!!!"
Rosica Poloni!!!!!

Anonimo ha detto...

Italino, basta con l'Inter. L'ultimo scudetto vinto risale a trapattoni allenatore, Matheaus regista e il compagno Ciriaco de Mita Presidente del Consiglio. Gli ultimi tre scudetti o sono stati assegnati attraverso la truffa telecom (vedi tronchetti provera) con il commissario Rossi complice oppure spudoratamente regalati da una classe arbitrale assolutamente supina ai petrolieri. Ti prego in virtù della nostra antica amicizia e fratellanza di non nominare ignominiosamente il nome dell'Internazionale.


Stefano Vinti

elios ha detto...

Rosica (come Poloni) anche questo o farnetica semplicemente? A te la scleta Ikaro

Anonimo ha detto...

Caro Stefano Poloni, hai ragione Milano (non tutta) siete voi... perche' i colori nerazzurri sono di Milano, Roma, Rio, Buenos Aires, Parigi... insomma noi siamo l'Internazionale e voi solo una succursale di Arcore e maggiordomi del nano maledetto.... e poi sai che goduria sapere che avete fatto al partita della vita contro l'Inter per andare in Champions e far vincere lo scudetto alla roma... ma il 18 maggio ha decretato che l'Inter e' campione d'Italia ed il Milan in Mitropa.... GODO!!!!! e se vedi Ambrosini a Milano digli che la coppa Uefa puo' mettersela nel ....

Ciao Italo

Anonimo ha detto...

Caro Stefano (Vinti).... non sparare cazzate perche' voi Gobbi di scudetti vinti onestamente sarebbe molto difficile trovarli nella vostra storia.... inchinati e noi con forza e gioia possiamo diri che tifare Inter e' un atto di ribellione.... Hasta Siempre. Italo