Il tentativo di Marini è fallito. Si torna al voto. Il 6, il 13 o il 20 aprile. Adesso si scommette sulla data delle elezioni, Terno sulla ruota di Arcore. Il Cavaliere ha annunciato che i sondaggi danno il 10 per cento o anche il 16 per cento di distanza tra il centrodestra e il centrosinistra. Osservatori internazionali come il Financial Times si augura una «grande coalizione» tra Pd e Forza Italia; la destra che annuncia che non farà prigionieri e quando vincerà, la presidenza di una delle due camere sarà data al centrosinistra (il senato a Marini, per esempio): Montezemolo che ripete quanto sia necessaria una nuova legge elettorale e anzi una legislatura costituente, oppure lui stesso a Palazzo Chigi (mai dire mai). E la Sinistra eccessivamente arcobaleno che oscilla tra il presentare un proprio candidato premier (visto che Veltroni non vuole più ulivi o unioni), che sarebbe Fausto Bertinotti, e invece dire (i capigruppo alla camera di Verdi e Sinistra democratica) che ci vuole un «nuovo centrosinistra», il che tradotto significa che senza alleanza con il Pd non si va da nessuna parte, e Diliberto che si augura un sistema «proporzionale e bipolare» (tradotto, significa la stessa cosa), e voci secondo cui Pecoraro Scanio starebbe traslocando da sinistra verso democratico. E tutti di noi, più o meno di sinistra, pacifisti e sovversivi (secondo il teorema di Fiordalisi e della procura di Cosenza, di nuovo sull’orlo di un grande ricatto: ma come, volete fate i neghittosi, gli astensionisti, i malpancisti, proprio ora che Berlusconi sta per stravincere? Il vostro dovere di elettori è sostenere i partiti di sinistra e democratici (pacifisti, pochi), di votare per le nostre liste (compilate a tavolino grazie alla legge elettorale «porcata» non ripulita) e per i nostri candidati premier (ma chi li ha scelti?). Ed eccoci qui a chiederci se sopravvivremo ad altri tre mesi di spot e talk show e sondaggi, appena due anni dopo l’ultima abbuffata. E per ottenere che cosa? Nemmeno la magra soddisfazione di pretendere il rispetto del programma. Quale programma?pensieri in libertà sulla sinistra, l'inter e i sogni di una rivoluzione...........
lunedì 4 febbraio 2008
Se tutto va bene... siamo messi male
Il tentativo di Marini è fallito. Si torna al voto. Il 6, il 13 o il 20 aprile. Adesso si scommette sulla data delle elezioni, Terno sulla ruota di Arcore. Il Cavaliere ha annunciato che i sondaggi danno il 10 per cento o anche il 16 per cento di distanza tra il centrodestra e il centrosinistra. Osservatori internazionali come il Financial Times si augura una «grande coalizione» tra Pd e Forza Italia; la destra che annuncia che non farà prigionieri e quando vincerà, la presidenza di una delle due camere sarà data al centrosinistra (il senato a Marini, per esempio): Montezemolo che ripete quanto sia necessaria una nuova legge elettorale e anzi una legislatura costituente, oppure lui stesso a Palazzo Chigi (mai dire mai). E la Sinistra eccessivamente arcobaleno che oscilla tra il presentare un proprio candidato premier (visto che Veltroni non vuole più ulivi o unioni), che sarebbe Fausto Bertinotti, e invece dire (i capigruppo alla camera di Verdi e Sinistra democratica) che ci vuole un «nuovo centrosinistra», il che tradotto significa che senza alleanza con il Pd non si va da nessuna parte, e Diliberto che si augura un sistema «proporzionale e bipolare» (tradotto, significa la stessa cosa), e voci secondo cui Pecoraro Scanio starebbe traslocando da sinistra verso democratico. E tutti di noi, più o meno di sinistra, pacifisti e sovversivi (secondo il teorema di Fiordalisi e della procura di Cosenza, di nuovo sull’orlo di un grande ricatto: ma come, volete fate i neghittosi, gli astensionisti, i malpancisti, proprio ora che Berlusconi sta per stravincere? Il vostro dovere di elettori è sostenere i partiti di sinistra e democratici (pacifisti, pochi), di votare per le nostre liste (compilate a tavolino grazie alla legge elettorale «porcata» non ripulita) e per i nostri candidati premier (ma chi li ha scelti?). Ed eccoci qui a chiederci se sopravvivremo ad altri tre mesi di spot e talk show e sondaggi, appena due anni dopo l’ultima abbuffata. E per ottenere che cosa? Nemmeno la magra soddisfazione di pretendere il rispetto del programma. Quale programma?
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