giovedì 3 gennaio 2008

Emergenza Rifiuti: Un problema tutto politico

14 anni di Commissariamento straordinario all’emergenza rifiuti, 2 miliardi e 300 mila euro bruciati arricchendo le tasche di imprenditori senza scrupoli come la Fibe della famiglia Romiti ed avvelenando la Campania , mega discariche in costruzione che hanno distrutto gran parte dell’agricoltura campana avvelenata dalle ecoballe, l’emissione in atmosfera di nanoparticelle e polveri sottili tra le principali cause dell’aumento delle mortalita’ tumorali. L’emergenza rifiuti non e’ mai esistita, ma e’ stata creata ad arte, ed oggi a dimostrarlo solo le accuse a Bassolino di una magistratura che per 14 anni e’ stata in un assordante e colpevole silenzio. Il sistema di smaltimento dei rifiuti in Campania per vent’anni ha significato lo smaltimento abusivo di qualsiasi tipo di rifiuto proveniente da tutta Italia, per creare i grandi affari di cui sono stati i manovratori politici, imprenditori e camorristi. Ora il Governo nazionale ha deciso di prorogare di un altro anno la gestione commissariale dei rifiuti in Campania. Ma c’è un grande rischio: che tutto cambi perché nulla cambi! Che si utilizzi l’emergenza per dire che era solo un problema di "gestione"e che basta affidare lo stesso "piano rifiuti" a un nuovo potere commissariale per "cambiare direzione". Il rischio così è di confondere il male con la cura! Un piano rifiuti legato ancora ai mega-inceneritori e alle grandi discariche, infatti, non può che essere devastante per la salute e favorire oggettivamente le ecomafie, che fanno affari sulla” munnezza” e sulle dinamiche dell’emergenza.
Quattordici anni di politiche ambientali miopi e poco trasparenti fanno gridare all’emergenza rifiuti. Il problema di oggi non e’ diverso da quelli del passato: come smaltire tutti questi rifiuti?
Per anni la Regione Campania ha limitato i danni producendo eco-balle di rifiuti che ha depositato in aree di sversamento ormai sature (Giugliano, Pianura, ecc.), oppure spedendole in Germania. Ad oggi l’unica soluzione che appare possibile, tipica della logica emergenzialistica, è trovare nuovi siti di stoccaggio per i rifiuti. Tra i siti “papabili” risulta l’area della Valle del Tammaro, e precisamente Contrada Colle Alto di Morcone, a pochi metri dal confine molisano, che dovrebbe ospitare circa 300.000 tonnellate di ‘eco’balle.
La scelta è assurda per una serie di motivi.
- Le eco‘balle’ sono altamente inquinanti, e rappresentano un processo irreversibile di devastazione ed inquinamento del territorio. L’area della Valle del Tammaro è una zona di notevole rilevanza paesaggistica e naturalistica (è ad appena 3.000 metri distante dal sito di Altilia), ed è ricca di risorse idriche.
- E' a rischio la purezza delle acque del fiume Tammaro, che scorre a 15 metri di profondità dal suolo dove poggerebbero i rifiuti. Questo fiume è il principale affluente della diga di Campolattaro, le cui acque dovrebbero alimentare i rubinetti di oltre 100.000 persone, cioè degli abitanti di tutta l'area dei paesi che da Sassinoro e da Morcone vanno fino a Benevento, più alcuni quartieri di Benevento stessa. La diga di Campolattaro è costata milioni di euro. E' assurdo che da un lato si sperperano soldi pubblici per potabilizzare l'acqua della diga e dall'altro si va ad inquinare l'acqua prima ancora che arrivi alla diga.
- E’ a rischio l’aria che respiriamo. Il tasso di mortalità per tumore delle persone che vivono in prossimità delle discariche è notevolmente più alto della media.
- Questa discarica legittimerà l’ingresso nel nostro territorio di quelle organizzazioni che da anni gestiscono in maniera non trasparente quel colossale e sporco affare che è lo smaltimento dei rifiuti.
Le comunità della Valle del Tammaro hanno organizzato due presidi permanenti di protesta per difendere la Valle del Tammaro dall’arrivo delle ‘eco’balle. Un presidio si trova a Ponte Principe di Sepino, in Molise; l’altro a Colle Alto di Morcone, in Campania.
Riteniamo, quindi che il problema è tutto politico e la politica non ha saputo dare mai risposte adeguate.
In questi giorni di lotta comunitaria delle genti della Valle del Tammaro abbiamo apprezzato l’impegno e la presenza costante a Colle Alto del Consigliere Regionale molisano del PD, Michele Petraroia, così come l’impegno istituzionale in questa vicenda del Presidente della Provincia di Campobasso, Nicola D’Ascanio, pure del PD. Purtroppo le parole e le azioni dei due validi rappresentanti del PD molisano cozzano con le dichiarazioni e con le azioni intraprese dal Presidente della Provincia di Benevento, Carmine Nardone, e dal Presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, entrambi esponenti di spicco del PD campano e nazionale. Anche la Regione Molise ha deliberato la propria contrarietà all’individuazione di Colle Alto come sito di stoccaggio per le ‘eco’balle.
Una domanda è lecito chiedersi: qual è la posizione reale del Partito Democratico sulla vicenda di Colle Alto? Quella di Petraroia e di D’Ascanio, o quella di Nardone e di Bassolino? Perché in questa storia non risultano prese di posizione da parte del Ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio? Ed il Ministro Di Pietro, che qualche mese fa si è esposto in prima persona contro la costruzione del parco eolico off-shore lungo la costa molisana, ed ogni giorni rivendica il suo amore ed attaccamento alla terra molisana perché ha mantenuto il silenzio su questa vicenda?
La forza propulsiva di quest'esperienza di lotta comunitaria che stanno vivendo i cittadini della Valle del tammaro dimostra che non ci sono tanti piccoli cortili da difendere ma un unico grande progetto folle da combattere, che punta alla devastazione del territorio e delle persone.
E’ tempo di scelte. La politica, i Partiti, la stessa sinistra d'alternativa , non possono sedersi a due tavoli diversi. Devono scegliere se stare dalla parte dei cittadini e di una diversa politica di governo del territorio e dei rifiuti, oppure continuare ad appoggiare una logica emergenzialistica che di fatto, togliendo ogni potere decisionale ai cittadini e alle amministrazioni locali, ha ridotto il Mezzogiorno d’Italia come una pattumiera a cielo aperto, nonché terra di ricettacolo e di affari per le organizzazioni criminali.

Paolo Menaldi, Marco Petti e Italo Di Sabato dell’Associazione RAP (rete per l’autorganizzazione popolare)

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