lunedì 13 agosto 2007

Lettera aperta a Gennaro Migliore

Caro Gennaro,
ho letto la tua intervista sabato su Liberazione: “Caruso crede nella politica spettacolo. Noi nella lotta di massa”. Tra le altre cose dici che nessuno ha speso una parola in sua difesa. Non mi pare, a giudicare dalle lettere giunte al giornale, e tuttavia, sottovoce, fuori dai clamori suscitati per la gioia di agiati benpensanti vacanzieri, vorrei spenderne una anch’io. Perché anch’io conosco Francesco e non posso accettare alcune delle cose che dici. Se gli voglio bene come gliene voglio, è proprio per la sua spontaneità e generosità, che lo rendono trasparente e lontano da qualsiasi calcolo opportunistico, così diverso da quella politica malamente intesa che allontana tanti giovani – e non solo – dalla cosa pubblica. Tu dici che Francesco ha “utilizzato due morti sul lavoro per una polemica scandalistica”, e io ti chiedo: qual è lo scandalo?! Chiamare assassina una legge che permette a tanti imprenditori assassini di arricchirsi vergognosamente, per lo più frodando il fisco, a spese della sicurezza di lavoratori precari?! O lo scandalo non è piuttosto la precarietà di quei lavoratori, precarietà di lavoro e di vita! Perché dobbiamo seguire la logica di chi ha interesse a criminalizzare le parole distogliendo l’attenzione dai veri criminali che continuano a uccidere?! Leggevo qualche giorno fa, ancora su Liberazione, che il 63 per cento delle aziende non è a norma, cioè è fuori legge; significa che la maggior parte continua a ‘risparmiare’ su ponteggi e tubi innocenti, su caschi e maschere di protezione, su tutto: l’unica cosa che non si risparmia è la vita di esseri umani. Caro Gennaro, Francesco si è espresso in modo scorretto, sicuramente le sue parole sono state usate strumentalmente, come sempre; tuttavia sono sicura che le masse, o per lo meno quelle che non si lasciano abbindolare dalle sirene scandalistiche di tanti giornali (la ‘voce del padrone’, li chiamava Fortebraccio), abbiano capito la sua esasperazione, che è l’esasperazione di tutte e di tutti noi. E’ così infinitamente piccolo l’errore di Francesco di fronte all’orrore quotidiano della guerra che sacrifica la vita e la salute di un esercito di lavoratori: non uccide nessuno con le sue parole, tanto meno Biagi, in realtà abbandonato e offeso proprio da quei politici che oggi gridano allo scandalo. L’assassino è un altro: è il Mercato, il Profitto, il dio Denaro, che arma quotidianamente le mani ben curate di tanti imprenditori in doppiopetto. Non confondiamo, non confondiamoci.

Haidi Gaggio Giuliani

0 commenti: