mercoledì 18 luglio 2007

A che serve questo referendum? A dare più potere al ceto politico

Gli organizzatori dicono di essere vicini al tragurado per la raccolta delle firme. La loro iniziativa è molto costosa(a proposito di sprechi della politica), non risolve nessuno dei problemi istituzionali aperti, toglie potere di scelta agli elettori

Gli organizzatori del referendum per la riforma elettorale dicono di essere ormai molto vicini all'obiettivo delle 500mila firme. Quindi è abbastanza probabile che il referendum si farà, se in parlamento non verrà raggiunto un accordo per cambiare la legge elettorale. Se invece il Parlamento deciderà di cambiare la legge elettorale, allora vorrà dire che saremo l'unico paese al mondo ad avere prodotto, nel breve giro di un decennio, ben sette nuove leggi elettorali. Che impressione può trarne un osservatore esterno? L'impressione che il ceto politico italiano sia ossessionato da un solo problema: i propri assetti, i meccanismi con i quali si seleziona il personale politico e si distribuisce il potere. Se poi a quello stesso osservatore - ad esempio - fornissimo anche una breve rassegna stampa sul dibattito che ha accompagnato la nascita del partito democratico, la sua impressione iniziale si trasformerebbe in granitica certezza.Chi sono i promotori dei referendum e qual è il loro obiettivo? I promotori sono alcuni professori come Guzzetta e Segni, alcuni uomini politici come Parisi, Fini e forse Veltroni, e alcuni dirigenti di Confindustria (anzi quasi tutti) guidati da Montezemolo. L'obiettivo del referendum è uno solo e semplicissimo: eliminare la complessità del pluralismo politico attraverso una riforma elettorale che imponga a tutti di radunarsi sotto due soli simboli elettorali - uno di centrodestra e uno di centrosinistra - e di accettare le decisioni degli stati maggiori dei partiti che assumeranno il controllo di questi due simboli. Punto e basta. Delle stranezze della legge elettorale in vigore - quelle che tutti hanno notato e chiesto di correggere - nessuna viene modificata.Spieghiamoci meglio. L'attuale legge elettorale è una classica legge elettorale proporzionale (come nella grande maggioranza dei più importanti paesi europei, esclusi Francia e Gb) con però la stranezza del premio di maggioranza (tra i grandi paesi europei l'Italia è l'unico che ha il premio di maggioranza). Il premio di maggioranza comunque assicura una solida maggioranza alla coalizione che vince le lezioni alla Camera, ma non garantisce nessuna maggioranza sicura al Senato, dove il premio anziché essere nazionale è regionale. In pratica è come se non esistesse, dal momento che - di solito - ciascuna delle coalizioni si aggiudica più o meno la metà delle regioni, e così il premio di maggioranza si distribuisce equamente tra le due coalizioni, autoannullandosi.In conseguenza di tutto ciò, oggi, la situazione è che la legge elettorale non crea problemi alla Camera e ne crea, molto grandi, al Senato. I promotori del referendum però hanno escogitato un arguto meccanismo che modifica la situazione alla Camera - dove le cose funzionavano - e la lascia immutata al Senato. A voi sembra una cosa ragionevole?Come modifica le cose alla Camera? Stabilendo che il premio andrà non a una coalizione ma alla sola lista "di maggioranza" nella coalizione. Le conseguenze immediate, quali sarebbero? Vediamone tre. La prima conseguenza - e la più vistosa e consistente - è l'enorme aumento del potere dello stato maggiore dei partiti. Visto che non sono previste preferenze, l'elenco dei nuovi deputati sarà deciso in modo insindacabile da una trattativa tra i leader dei partiti che accettano di raggrupparsi sotto un solo simbolo. Con grandi poteri di veto sulle candidature, specialmente da parte dei leader dei partiti più forti. E dunque ci sarà una griglia di candidati eleggibili molto subalterni ai leader, senza anticonformismi, senza nessuna possibilità di essere rappresentati delle minoranze, e senza nessuna possibilità, per gli elettori, di poter mandare segnali di gradimento o di sgradimento e di determinare lo spostamento a destra o a sinistra di una coalizione. Potere che precedentemente avevano, seppure molto limitato, perché votando - poniamo - per il centrosinistra, potevano dire se preferivano Bertinotti o Rutelli. Ora non più. Il voto, per gli elettori, diventa solo una vaga dichiarazione di schieramento col centrodestra o col centrosinistra, e tanto basta. Toccherà ad altri, poi, determinare le politiche del governo e influire coi propri poteri e condizionamenti sulle scelte. Diciamo che è una sorta di congelamento della democrazia.La seconda conseguenza è la "costituzionalizzazione" del centrismo. Il centrismo, cioè, non sarebbe più una delle scelte in campo ma la condizione necessaria per governare. Dal momento che le due liste in gara potranno competere solo al centro, riducendo al minimo, quasi a un atto formale la presenza delle loro componenti più radicali. E dunque conterà pochissimo se la soluzione centrista vincerà nella sua versione di centrosinistra o in quella di centrodestra. Se poi all'interno di uno dei due schieramenti si consumerà una rottura, cioè non si troverà l'accordo per fare la lista comune, e si andrà al voto con tre liste, la consultazione elettorale diventerà un atto formale, perché la vittoria sarà preassegnata allo schieramento che ha saputo conservare l'unità.La terza conseguenza - riassunto delle prime due - sarà la passivizzazione della politica. Ed è esattamente quello che vuole una parte della borghesia italiana, quella che ha sostenuto il referendum, quella montezemolina. Convinta che l'unico obiettivo debba essere la stabilità politica - intesa come conservazione, come barriera alla trasformazione sociale - e che la via giusta per la stabilità sia la passivizzazione, la sterilizzazione della politica.

1 commenti:

Termi ha detto...

Non sono impegnato politicamente, cerco di guardare le cose con il mio buonsenso. Ritengo che un paese dove il governo regge solo per poter arrivare ai 24 mesi di legislatura in modo che gli "eletti" possano poi beneficiare dei vantaggi pensionistici, sia un paese che si commenta da solo. Non esisteranno referendum o leggi elettorali che porteranno delle modifiche radicali. Pancia tutto sommato troppo piena per sperare in cambiamenti radicali.