martedì 1 luglio 2008

Appunti di Viaggio/6

Questo fine settimana è iniziato con una triste notizia. Un infarto ci ha privati di Michele Fraraccio, per me più di un compagno. Nei miei primi anni di permanenza a Campobasso ho vissuto a casa sua. Per Michele il partito era la sua famiglia e ci ha lasciati proprio il giorno del congresso del circolo di Campobasso.
I congressi in Molise si sono conclusi. Nessun documento congressuale ha raggiunto il 51%. Nei congressi dove ho partecipato (10 su 15) ho cercato in tutte le maniere di battermi perché qualunque mozione si condividesse, ci si ascoltasse e ci si confrontasse con il dubbio che avesse ragione l’altro e la curiosità di scoprire le ragioni altrui. Perché i congressi, nonostante il gran caldo, potessero diventare un grande processo di discussione coinvolgente quanti più compagni possibile perché questa nostra crisi, perfino questo congresso a documenti contrapposti, si potesse trasformare in un arricchimento per tutti. Speravo che la semplice e misera disputa dei voti passasse in secondo piano. Purtroppo mi sono sbagliato. Conta il voto!. Intando su Liberazione, ogni giorno, vengono pubblicati interventi con accuse reciproche di brogli e tesseramenti gonfiati. Credo che su questo degrado etico e politico sia giusto ragionare seriamente da parte di tutti. Personalmente penso che se un circolo triplica gli iscritti a fronte del tesseramento 2007 secondo me due sono le ipotesi: o che il circolo lavora bene sul territorio ed il tesseramento è il frutto del paziente lavoro delle compagne e compagni e allora questa esperienza va presa ad esempio, oppure anche Rifondazione si è fatta travolgere dalla logica dei "pacchetti tessera" e delle truppe cammellate. Se è vero la seconda ipotesi, ed in molti casi è vero altrimenti non riesco a spiegarmi come in alcune zone ci siano più iscritti che voti, penso che questo modo di fare uccida definitivamente Rifondazione per trasformarla in un partito come gli altri, dove l'unico interesse sia la presa del "potere" e per raggiungerlo tutto è possibile e lecito. Quindi si possono iscrivere persone che sono già iscritte ad un altro partito, si può cambiare facilmente posizione con la massima disinvoltura da un congresso ad un altro.
Qualcuno obietterà dicendo che la crescita di iscritti e partecipazione al voto è sintomo di democrazia e voglia di partecipazione. In realtà, penso, che la questione vera è che stiamo scambiano il voto per la partecipazione. In realtà il "cittadino votante" è l’altra faccia del "cittadino consumatore" di PDina memoria e ciò non c’entra nulla con la partecipazione, ma molto con un’idea di partito già ora troppo simile, appunto, al PD.
Mi dispiace constatare queste cose, ma se penso che la mia prima condanna l'ho subita nel 1984 a 1 e sei mesi di reclusione con i benefici, per aver scritto (nel dicembre 1982) su un volantino che i "papponi delle tessere" dei "signorotti democristiani" in Molise erano come i sicari della Mafia in Sicilia, non posso che incazzarmi e deprimermi per tutto il degrado che ci stà soffocando.
Come ho detto nei congressi, penso che la pesantezza della sconfitta ci obbliga a ricostruire sui territori un intervento della sinistra che ne riqualifichi l’utilità sociale a livello di massa. In una società che si sente in pericolo, che guarda al futuro con crescente incertezza, che tende a difendersi attraverso la guerra tra poveri, occorre ricostruire un lavoro capillare di vertenzialità diffusa affiancata alla ricostruzione di legami sociali. Occorre ricostruire le basi materiali della sinistra perché o l’insicurezza sociale trova i percorsi per esprimersi in un conflitto del basso verso l’alto, contro lo sfruttamento e le disuguaglianze, oppure l’ideologia di destra della guerra tra i poveri diventa la forma stessa delle relazioni sociali. Occorre ricostruire una connessione sentimentale con la nostra gente; recuperare il senso profondo di una politica di sinistra costruendo vertenzialità, mutualismo, legami comunitari democratici e solidali. Se non riparte dal basso la sinistra, dopo essere stata espulsa dal parlamento, lo sarà dalla società. Ed è evidente che il problema non si risolve nell’incalzare da sinistra il Pd ma nel costruire nella società le ragioni e i percorsi di un’alternativa. A tal fine, a me pare che Rifondazione comunista sia utile sia come soggetto politico organizzato che come progetto politico. Il Prc è il principale soggetto organizzato della sinistra e prima di tutto deve essere riorganizzato, non terremotato. E’ già stato in grado, negli scorsi anni, di costruire uno spazio politico di autonomia dalla sinistra moderata; questo deve essere ricostruito con tenacia, pena la condanna della sinistra ad essere una corrente esterna del Pd. Per questo considero sbagliata la proposta di una costituente di cui è totalmente indeterminato il grado di autonomia reale dal Pd e che Fava propone esplicitamente come funzionale a ricostruire il centrosinsitra. Inoltre, senza la definizione di un universo simbolico forte, che evidenzi anche a quel livello la propria autonomia strategica, non vi è alcuna possibilità di ricostruire una sinistra anticapitalista. Il nodo del comunismo non può quindi essere derubricato a propensione culturale perché nella concreta realtà italiana è fattore necessario, anche se non sufficiente, nella costituzione dell’autonomia del progetto politico...... il viaggio continua ... con Michele nel cuore

lunedì 23 giugno 2008

Appunti di Viaggio/5

Siamo nel pieno dei congressi e delle polemiche. I giornali, in questo ultimo fine settimana, si sono a lungo soffermati sulle varie vicende interne al Prc. Vorrei dire qualcosa sul clima che imperversa, e che non è casuale o frutto di un istinto autolesionista. Bensì la conseguenza lucidamente voluta con il rifiuto di fare un congresso a tesi e di avviare una competizione alla raccolta di voti più che alla discussione politica. Il gruppo che ha progettato di avviare la costituente per imporla al partito, giudicato riottoso, vecchio e incapace di capire le meravigliose prospettive che si sarebbero aperte con la nascita di un nuovo partito di sinistra ha trovato sulla sua strada una maggioranza che nel cpn seguente le elezioni ha bloccato l’operazione. Invece che accettare di aprire una discussione seria sulla sconfitta e sul futuro nostro e della sinistra il gruppo in questione ha puntato alla rivincita nel congresso con l’obiettivo di raggiungere a tutti i costi il 51% dei voti. E' per questo che è stata definita una furbizia la nostra proposta di fare il congresso con un unico documento circoscrivendo le divergenze. E' per questo che è stato candidato Vendola alla segreteria pura sapendo che non sarà mai il segretario del partito (un po di voti attratti dalla sua popolarità non guastano). E' per questo che si sollecitato il tifo del PD e di tutti i suoi organi di stampa e televisivi a favore della mozione 2. E' per questo che si è teorizzato che ai congressi gli iscritti potessero votare anche per quattro ore una volta finito il dibattito. E' per questo che, contro ogni evidenza, si è teorizzato che nel congresso era in forse il meglio della cultura politica di rifondazione lasciando intendere che votare per la mozione uno era essere contro la non violenza contro l’appartenenza al movimento e così via. E' per questo, visto che sul punto il corpo del partito era ed è effettivamente riottoso, che si è negato di aver mai proposto il superamento di rifondazione. e potrei continuare…lungi da me l’idea che i torti e le responsabilità stiano tutti da una parte. Ho sufficiente esperienza politica e conoscenza del partito per sapere che certi difetti stanno da tutte le parti. Parlo dell’inveterata abitudine a non votare il documento che si condivide ma quello che più conviene per posizionarsi nei gruppi dirigenti e soprattutto nelle candidature future ( basti pensare che in Molise, i "neoinnovatori" della mozione Vendola sono coloro che per anni hanno visto come avversari qualsiasi movimento nascesse nella regione). Parlo del tifo e della allergia al dibattito teorico e serio. Parlo dei rancori personali e del trasformismo più spinto. Ma questi difetti che ci sono sempre stati oggi vengono esaltati da una condotta del gruppo di cui sopra che cinicamente li alimenta perché meno si discute del superamento del partito, del rapporto subalterno con il PD e con il “nuovo centrosinistra”, meglio si può sperare di avere voti a sufficienza per riprendere il progetto interrotto dal risultato elettorale e dal voto nel comitato politico nazionale. Più il partito è ridotto male più diventa plausibile proporre il suo superamento. quanto alle questioni che riguardano il il tesseramento abnorme che si registra in certi luoghi voglio anch’io dire alcune cose. Banalmente c’è una omologazione del nostro partito agli altri. Siamo identici agli altri partiti e alle modalità con le quali in certe regioni si “fa politica”. Per quanto mi riguarda, volendo mantenere in vita rifondazione, penso sia indispensabile mettere fine a questo stato di cose. Non può esistere un partito comunista e di sinistra che tolleri di diventare come gli altri. Per quanto riguarda le nuove iscrizioni al partito in tutte le altre regioni esiste, in questo congresso, un problema. Non è normale che ci siano circoli che raddoppiano o addirittura triplicano gli iscritti. Fossero vecchi iscritti usciti in dissenso proprio sul governo il problema non ci sarebbe. Ma che ci siano centinaia di nuovi iscritti entusiasti di rifondazione che votano come un sol uomo la mozione Vendola non è normale, non è accettabile. Esiste perfino il fenomeno della comunità terapeutica dei seguaci di Fagioli che si iscrive in massa (a Roma) per votare nel cogresso di rifondazione comunista. Insomma, a tutto c’è un limite, anche perché certe cose innestano un processo degenerativo che alla fine coinvolge tutti. Per quanto mi riguarda mi comporterò di conseguenza dicendo e ripetendo che i padroni del partito sono quegli iscritti che partecipano alla vita del partito e non i fans di questo o quel leader che compaiono dal nulla per votare al congresso.


Siamo arrivati al punto che il potere politico, con incredibile arroganza, decide di bloccare i processi sgraditi. Sgraditi al premier, ma sgraditi anche alle forze dell’ordine e alla maggioranza di destra nel suo insieme. In un battibaleno, per decreto e con un simulacro di dibattito parlamentare, senza alcuna opposizione reale, nemmeno da parte dell’informazione, si riesce ad attuare un autentico colpo di mano: sul processo contro Berlusconi, come sui processi riguardanti il G8.


Duemila e cinquecento militari saranno impiegati per le strade delle principali città italiane con funzioni di ordine pubblico. Berlusconi costruisce un regime e dal "governo ombra" non giunge neppure l'ombra di una parvenza di opposizione. Stanno lavorando a una nuova era, dove l'eccezione diventa la regola, dove il governo avrà più poteri e il cittadino meno diritti, meno difese, meno garanzie. E' una deriva fascista che ci provocherà un durissimo risveglio... E, quando avverrà, non sarà mai troppo presto..... il viaggio continua



DEMOCRAZIA, VERTENZIALITA’, MUTUALISMO
COME COSTRUIRE L’OPPOSIZIONE e IL PARTITOSOCIALE

INCONTRO DIBATTITO
MERCOLEDI 25 GIUGNO ORE 18
SALA INCUBATORE IMPRESA SOCIALE
Via Mons. Bologna, 15 CAMPOBASSO

Intervengono:
Italo DI SABATO (Cpn – PRC/SE)
Alberto TAROZZI (Rete del nuovo municipio)
Francesco CARUSO (ex parlamentare indipendente PRC)
Nunzio D’ERME (Action)

A seguire buffet equosolidale alla Caffetteria “Morella”

domenica 15 giugno 2008

Appunti di Viaggio/4

In questi giorni a molte/i compagne/i iscritte/i e non iscritte/i al Prc arrivano telefonate e mail di autorevoli compagni "neoinnovatori" (gli stessi che in questi anni mi accusavano di voler sciogliere il partito per il movimento) che invitano a parteciparte in massa ai congressi oppure ad iscriversi al partito per fermare la deriva "identitaria" e per costruire una "sinistra del fare"...... non importa se poi il fare siano inceneritori, cpt e politiche della sicurezza fatta di ronde e proclami razzisti. Siccome ho sempre detto quello che penso, in epoche non sospette, e cioè che la non sufficienza di rifondazione non si risolve con ipotesi di "costituenti " con pezzi di sinistre che hanno come unico scopo la "ricostruzione" di "nuovo centrosinistra" in grado di governare il paese, espellendo qualsiasi ipotesi di conflitto e intervento sociale nel paese, non mi sento di essere diventato di colpo un "novello" veterocomunista. Ma mi chiedo perché se ho un’idea diversa sull’unità della sinistra devo per forza diventare a mia volta un “duro e puro”, un identitario, un nostalgico, un conservatore? Perché?
Perchè non ci interroghiamo del fatto che tanta gente che ci guardava con attenzione e ci esortava, in questi anni, a continuare le nostre battaglie ora non ci ritengono più utili a migliorare le proprie condizioni di precarietà generalizzata?
Oppure perchè non riflettere seriamente sulla nostra partecipazione al Governo Prodi, della carica a Presidente della Camera di Fausto Bertinotti?
So bene quanta fatica e sofferenza, quanto dibattito ci sia stato nelle sezioni sul dove andare, e so quanto malessere abbiamo accumulato verso questo governo.E, sottotraccia, c’è sempre stata una disillusione nei confronti di Bertinotti, il fatto che sia diventato presidente della Camera è stato percepito come un abbandono. La prima materializzazione di questa disillusione si manifestò quando Bertinotti venne contestato alla Sapienza. In quel momento si ruppe un argine che riusciva a tenere tutto dentro e a compiere una più o meno felice sintesi tra tutte le sensibilità.
Sarò eretico ma penso che il miglior modo per poter riprendere a far politica ora e subito, contro le politiche berlusconiane e poterlo rifare dopo, insieme gestendo unitariamente il partito, sia proprio nel non rinnegare le proprie differenze e senza caricaturizzare quelle altrui. Daremmo così una immagine forse meno buonista e consolatoria ma più sofferta e reale di quello che siamo e delle ragioni per cui vogliamo continuare ad esistere. Ma non basta salvare rifondazione. Perchè é stata snaturata troppo dal leaderismo e dal conformismo conseguente. Dall’istituzionalismo che ha determinato una situazione insostenibile: non sono più i rappresentanti nelle istituzioni a servire ai circoli e al partito per essere più incisivi ed efficaci bensì il contrario. Circoli e gruppi di iscritti al servizio dei consiglieri, degli assessori e dei parlamentari. E sarebbe ancor peggio se si affermasse l’idea che solo un nuovo leader può salvare il partito. Avremmo un partito al servizio di una persona e delle sue decisioni. Ma non basta salvare rifondazione. Bisogna sapere che il partito deve riformarsi, deve ritrovare il senso di un’appartenenza, di una collegialità e di una democrazia che sono, evidentemente, entrate in crisi. Per fare questo non basterà il congresso, sarà necessario un lungo cammino, paziente e determinato.


Giovedi 12 giugno ricevo una telefonata da Francesco che mi comunica che un giovane compagno si è suicidato. Giuliano Bruno è un liceale antifascista. Di ritorno da una manifestazione a Treviso, lo scorso marzo 2007, viene aggredito e picchiato da un gruppo di Skinheads neofascisti. Giuliano non esce più di casa, ha paura. Da quell’episodio passano alcuni giorni, gli amici lo invitano a uscire. Partono in macchina, vanno verso il centro di Treviso, uno di loro scende, va in cerca di un altro compagno. Poi torna e dice a Giuliano: "Non uscire! Stanno arrivando gli Skinheads!" Arrivano. Aprono la porta della macchina. Giuliano è rimasto dentro assieme a un altro ragazzo. Gli chiedono: "Sei Giuliano Bruno?". "Sì, sono io". Lo colpiscono con violenza in testa. L'amico prova a difenderlo. Gli rompono il naso. Dopo la seconda aggressione Giuliano lascia la scuola, non vuole più stare nel trevigiano. Comincia a vagabondare per l’Europa. Partecipa alla manifestazione contro il G8 di Haligendamm, in Germania. Torna in Italia, trova alcuni lavori occasionali. Poi riprende a studiare, questa volta a Trieste. La mattina del 5 maggio 2008 lo trovano a terra, sotto casa sua. Suicida.


Non seguo gli europei..... le nazionali mi annoiano e poi non sopporto vedere i giocatori abbracciati che si sgolano a cantare gli inni nazionali..... ma sarò contento se l'Italia sia eliminata dalla competizione a scapito della Romania...... una piccola rivincita contro la vergognosa campagna razzista lancianta nel nostro bel paese contro i rom e i rumeni...... il viaggio continua

venerdì 30 maggio 2008

Appunti di Viaggio/3

Stiamo arrivando al dunque. Nel dibattito congressuale di Rifondazione possiamo leggere tutte le incognite del periodo che stiamo attraversando. La sinistra radicale, va incontro ad un serio processo di implosione. Per dirla in una battuta, l'apertura fatta da D'Alema e altri esponenti del PD a Rifondazione (a patto che venga eletto Nichi Vendola segretario) assomiglia molto alla moda in uso in certi ambienti di invitare i barboni al cenone di natale, tanto dopo il caffè se ne vanno. Sarà brutale ma è questo il contesto in cui ci muoviamo, quindi comincio a prenderne atto prima che sia troppo tardi. Innanzitutto, dico che indipendentemente dalla collocazione di ognuno, non mi sembra che si profila all'orizzonte prospettive alternative al tentativo di contrastare come possibile, in ogni ambito, la deriva moderata in atto. Non siamo di fronte ad una contingenza, ma alla progressiva maturazione di un processo che prima di tutto è strutturale e solo poi politico. Per questo la trita tendenza di costruire la "costituente di sinistra" che risolve in se le contraddizioni irrisolte del rapporto politica-società, non ha gambe lunghe. Soprattutto perché ancora non ha gambe sociali ne testa politica un reale processo di aggregazione delle sterminate periferie delle metropoli, delle nuove forme del lavoro, dei migranti e dei diseredati del mezzogiorno che farebbero la differenza, ma in cui la politica, compresa quella di sinistra è presente in maniera ultramarginale. Il vero antidoto al neocentrismo moderato infatti passa esattamente per la conquista di settori sociali esclusi dalla rappresentanza, per la definizione di nuove identità collettive attraverso cui rivoluzionare lo stesso concetto di democrazia, piuttosto che nello sport in voga a sinistra di contendersi i favori della parte già progressista dello schieramento sociale. Perché a questo si riducono spesso molte battaglie anche importanti. Come se la posta in gioco non fosse una forma di rappresentanza adeguata alla modernità, ma chi esercita la rappresentanza politica. L'insufficienza storica e collettiva di un intero sistema di valori si trasforma così nello strumento per una battaglia politicista che francamente non mi appassiona, perché non è più il movimento e le sue dinamiche concrete fatte di avanzamenti e arretramenti il terreno di superamento di categorie come l'autonomia del politico e del sociale, ma il mondo delle pie intenzioni. Un mondo talmente impermeabile alle cose concrete da sconfinare nel solipsismo - l'esaltazione soggettiva del proprio buco del culo - al punto che posizioni e partiti con un piede nel partito democratico diventano campioni di democrazia da contrapporre al Prc; percorso che come ogni altro sarà sicuramente parziale, ma che almeno ha il pregio di porsi chiaramente in alternativa a chi si candida a gestire una lunga fase di neocentrismo moderato. Sono anche consapevole che la crisi della politica e della rappresentanza si manifesta anche nell'allargamento della pletora dei questuanti della politica, del lobbismo d'assalto buono per tutto le stagioni a detrimento dei movimenti reali. Un fenomeno sociale e politico che ha immeritatamente preso il posto di quella che una volta era la classe intellettuale del paese e che oggi si candida a rappresentare ogni nuovo processo politico. Una realtà vista soprattutto come strumento per l'ascesa di questo ceto politico autoreferenziale, di generali senza esercito buoni solo per riempire le locandine dei mille convegni inutili in cui si celebra solo la distanza dalla realtà. Una situazione che ci ricorda che l'anno di cui ricorre il quarantennale sta ancora tutto lì, con il suo significato e le sue domande in attesa di risposta. Tanto che tra le esperienze politiche che hanno meglio retto l'impatto di questi anni attraversando tutti i momenti di conflitto e i movimenti che si sono succeduti, non poche provengono proprio dalle culture sedimentate da quei movimenti, come le esperienze dell'autorganizzazione sociale, il sindacalismo di base, le reti della democrazia partecipata, il fare e raccontare società. E' soprattutto per queste culture che oggi possiamo parlare di un processo alternativo possibile, per la tenacia con cui hanno difeso, da minoranza, il diritto a resistere costruendo forti insediamenti sociali e culturali dove più di un "dirigente politico" è stato spazzato via. Culture che hanno contaminato anche esperienze come il Prc stesso, la Fiom, l'Arci e tanti altre che oggi contribuiscono a mantenere la barra sui nessi sociali nel rapporto con la modernità. Culture che hanno mantenuto alta l'attenzione su temi sociali importanti. Ecco perché adesso siamo arrivati al dunque, perché è arrivato il momento di superare in avanti sia i limiti politici di un movimento che spesso scambia forma con sostanza, che quello di processi aggregativi interessanti che rischiano di annegare la sostanza in ossequio a priorità formali. E' arrivato il momento di segnare discriminanti e dominanti in assenza delle quali tutte le vacche sono grigie come una notte senza luna. E sul nulla non si fonda nessun progetto politico. Nei prossimi mesi bisogna sciogliere il dubbio se quello che si vuole è soprattutto un viatico elettorale per i tanti scontenti del partito democratico, oppure rilanciare Rifondazione come un vero laboratorio politico sociale in cui sperimentare un nuovo soggetto sociale con la testa rivolta al conflitto sociale e ai processi di trasformazione reale del paese.Per quanto mi riguarda le priorità restano quelle poste dal movimento complessivo dal no alla guerra in poi, ma è soprattutto sulla conquista delle prerogative della cittadinanza per tutti che bisogna misurarsi.......... il viaggio continua



L'Inter ha ufficialmente "licenziato" Mancini. Il comunicato ufficiale è stato diramato a più di 48 ore dall'incontro tra Moratti e Mancini. Il comportamento della società mi fa pena, non ho voglia di arrampicarmi sugli specchi per trovare giustificazioni all'ignobile trattamento riservato a Mancini. Dopo questa figuraccia epocale - in cui la "signorilità" del presidente esce distrutta e che fa sbiadire i lustrini del Centenario. E pensare che meno di due settimane fa festeggiavamo il terzo scudetto consecutivo, quello più sofferto e quindi anche il più bello.... ed oggi ci sembra tremendamente lontano quel pomeriggio del 18 maggio.

mercoledì 28 maggio 2008

La vera emergenza

Nonostante il rogo di Ponticelli, le persecuzioni contro rom e stranieri, le quotidiane aggressioni fasciste, le nostre istituzioni democratiche non sembrano immaginare l’esistenza di un’emergenza nazi.
Ce lo faranno probabilmente notare dall’estero, dove già osservano che l’Italia sta abbandonando le sponde delle democrazie liberali. Alcuni ministri spagnoli lo hanno detto, e sono parole che pesano, nonostante le marce indietro dovute a ragioni diplomatiche, e il Wall Street Journal scrive ad esempio che “i politici di Roma propongono di affermare che alcuni europei sono più uguali di altri”.

La coerenza di Moratti....

Ho sempre ritenuto Moratti un buon presidente, che ha saputo dare anche un idea diversa del calcio mercenario a cui siamo costretti a convivere. Ci ha regalato grandi acquisti, ci ha entusiasmati per il gemellaggio con gli zapatisti, abbiamo potuto gridare con enorme orgoglio "Vinciamo senza rubare", dopo lunghi anni di sofferenze e sfottò siamo riusciti a vincere anche gli scudetti....... ma Massimo Moratti è anche un uomo e come tale anch'esso fa delle grandi pirlate. Basti pensare a quando esonerò Gigi Simoni, un grande uomo e allenatore, colui che ci fece vincere una coppa uefa e uno scudetto che ci fu lettaralmente rubato dalla Juve, perchè già aveva chiuso l'accordo con Marcello Lippi che oltre a rilevarsi un autentico fallimento non fu mai amato dalla tifoseria nerazzurra. Oggi la storia si ripete. Moratti licenzia Mancini, che oltre ad averci regalato finalmente delle vittorie, ha saputo incarnare bene anche uno spirito giusto di appartenenza, per ingaggiare come allenatore Mourinho..... E' proprio vero.... nella vita si può migliorare ma non cambiare.... e Moratti, purtroppo, le pirlate le continua a fare!
Il Mancio invece entra definitivamente nella storia nerazzurra regalando in 4 anni a Moratti ben 7 degli 8 trofei della sua decennale gestione presidenziale. Nessun allenatore era riuscito prima di lui a conquistare tre scudetti consecutivi. E, purtroppo ne sono convinto, Mourinho farà la fine di Lippi.

giovedì 22 maggio 2008

Appunti di Viaggio/2

In questi ultimi giorni, mai come ora, la grande stampa nazionale si interessa di Rifondazione. Intere interviste al candidato segretario che si "sacrifica" al ruolo per il bene della sinistra contro l'ipotesi "identitaria" che un groppuscolo di "golpisti" vogliono realizzare. Siamo proprio al paradosso! Vogliono portare il dibattito politico all'interno di Rifondazione ad un livello di scontro tra tifoserie, eludendo il problema principale come rilanciare Rifondazione e l'opposizione sociale alle destre. Personalmente non sono mai stato animato da pregiudizi o settarismi. Da tempo penso alla non autosufficienza di Rifondazione. Però, intorno alle interviste a Vendola vedo irrisolti tanti problemi che non si possono ignorare. A cominciare dal tema, grande come una casa, i rapporti con il PD e l’idea di fondo che aleggia sempre di più dalle dichiarazioni televisive (ormai la discussione politica si fa solo li) che il “fine” che accomuna Vendola e Fava è quello di riaprire urgentemente un dialogo con il Pd per un nuovo centro-sinistra. Un’idea perniciosa, l'allusione che per la sinistra la missione , sia unicamente quella di prendere tanti voti e possibilmente governare. Come se questa non era già alla base del pensiero della Sinistra Arcobaleno che l'elettorato ed il popolo della sinistra ha sonoramente schiaffeggiato.
Da questa idea discende che coi movimenti si “dialoga” riservandosi il compito di “dare risposte”. Quelle compatibili con il quadro politico, ovviamente. Da questa idea deriva una dimensione soprattutto istituzionale e unicamente nazionale dell’agire politico. Tornando così alle ossessioni elettorali.
Rimango dell’idea che sia necessario verificare l’utilità della sinistra nella capacità di essere dentro i movimenti, a cominciare da quello mondiale contro la globalizzazione, e nella pratica sociale, considerando le istituzioni luoghi secondari dell’agire politico.
Continuo a pensare che, se c’è una rottura definitiva da consumare con la storia e la tradizione della sinistra, è quella del rapporto con il potere, come ha insegnato a tutto il mondo l’esperienza zapatista. Queste idee non sembrano essere, da quel poco che ho potuto capire, nella proposta della "costituente della sinistra" contenuta nel documento Vendola.
Ma è soprattutto sul piano politico che si concetrano le mie forti preoccupazioni. Ritengo che il documento "manifesto per la rifondazione" propone una idea molto moderata dell’essere “sinistra”. Non è un caso che il primo atto di Claudio Fava, neo cordinatore di SD, sia stato quello di incontrare Veltroni, e che in tanti dentro Rifondazione si sono "eccitati" a sentire le parole di D'Alema su un nuovo dialogo a sinistra. Una sinistra così nasce vecchia.
Penso invece che l’abilità di una forza politica di sinistra dovrebbe essere quella di saper immaginare e ricomporre i soggetti sociali disponibili a percorrere la via della trasformazione, non semplicemente rappresentarli. E’ compito della sinistra (e di chi altro, se no?) riattivare il circuito democratico della politica. Attraverso il conflitto sociale, costringere la politica a rioccuparsi della politica, a confrontarsi con la società a riscoprire forme partecipate di (auto)governo. ...... il viaggio continua.....


Domenica si è festeggiato!! Siamo Campioni d'Italia contro tutto e tutti. Ora c’è da scommetterci, riproveranno a destabilizzarci, minimizzeranno questo terzo scudetto, semineranno zizzania in un ambiente già molto predisposto. Ma domenica è avvenuto qualcosa di definitivo. Questa squadra sa anche vincere, non solo stravincere, sa reggere la tensione, trovare energie sepolte, giocarsi la partita decisiva con Rivas, Cesar, Pelè e Balotelli.
Se resta Mancini, siamo pronti per il poker e persino per la scalata alla Champions. Se il giocattolo si smonta (l’Inter resterà “pazza” comunque), ci resteranno ricordi indelebili.
L’ultima goccia di carburante ci è venuta proprio dai nemici che questa squadra, questa società e questo allenatore hanno visto moltiplicarsi, giorno dopo giorno. La rabbia è pari all’esultanza. Domenica è cambiata la storia dell’Inter